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Ricostruire prima che sia troppo tardi. Dagospia intervista Stefano Parisi

l'importanza relativa di salute e benessere economico

Dagospia intervista Stefano Parisi su RICOSTRUIRE, il piano per superare la emergenza sanitaria determinata dalla pandemia Covid-19 e per rilanciare l’economia italiana. Un piano anti-crisi, come lo definisce Dago, con le migliori idee di 40 tra professionisti, imprenditori e accademici del nostro Paese. Dagospia mette in evidenza alcune proposte economiche contenute nel piano. I finanziamenti a fondo perduto per evitare la chiusura e il fallimento di tante aziende. La volontà di portare la pressione fiscale sotto il 40%.

Parisi, imprenditore, già direttore generale di Confindustria e amministratore delegato di Fastweb, spiega che “il cataclisma che sta attraversando il nostro Paese ha messo in luce tutte le nostre debolezze. Ora dobbiamo imparare dagli errori e ripartire senza perdere altro tempo”. Il Piano ha raccolto tante idee avanzate nelle ultime settimane, il Piano di Giovanni Cagnoli, il lavoro svolto dal Dipartimento di Scienze economiche ed aziendali dell’Università di Padova, il contributo di Piergaetano Marchetti e Marco Ventoruzzo sulle procedure concorsuali per evitare il fallimento delle aziende, il piano di Giovanni Tria e Pasquale Lucio Scandizzo sull’erogazione a fondo perduto per le imprese, le proposte di Minima Moralia di Fabrizio Pagani, tante idee riformatrici che in questi anni hanno arricchito studi e piani ma non sono mai state fatte proprie dalla politica.

“Pensiamo che vada completamente cambiata la strategia con la quale si sta affrontando la pandemia,” dice Parisi. “Bisogna continuare a circoscrivere il contagio e iniziare ad allentare la morsa delle misure restrittive. Dovremo convivere a lungo, fino al vaccino, con il Covid-19, e forse questo tipo di epidemie si ripresenteranno in futuro. Occorre quindi un cambio di paradigma. Fare come è stato fatto in vari paesi, a cominciare dalla Corea del Sud e Giappone, e come, in parte si sta tentando di fare in Veneto. Distribuire i dispositivi di protezione individuale a tutti i soggetti a rischio e fare tamponi a tutte le persone esposte o a rischio, test rapidi a cominciare dai medici e dal personale sanitari, a chi è entrato in contatto con persone contagiate e anche con i sintomatici”

“Oggi il tampone non si fa neanche a loro. Dobbiamo proteggere chi andrà a lavorare, rilevare la temperatura corporea a chi entra negli uffici e nelle fabbriche. Se non si effettua un vasto screening della popolazione sarà impossibile rilevare i positivi asintomatici. Poi bisogna isolare i contagiati, e le persone entrate in contatto con chi ha contratto il virus, e utilizzare la tecnologia digitale per geolocalizzare, controllare e curare queste persone. Sempre grazie alla tecnologia, mappare anche chi è a rischio, chi è guarito e chi è immune, per evitare la risorgenza del virus e nuove ondate di contagi. Oggi stiamo a casa per paura di essere contagiati, e magari i positivi vanno al supermercato, domani dobbiamo tenere a casa e controllare i positivi e lasciare libere le persone, con tutti gli accorgimenti igienici del caso”.

“Sarebbe grave non ripartire subito e in sicurezza”, aggiunge Parisi a Dago. “Un piano per la Fase 2 doveva essere pronto già da tempo, ora la riapertura non può essere posticipata. Dovremo convivere con il virus fino a quando non sarà disponibile il vaccino, ma se resteremo immobili ne usciremo devastati. Se non ci poniamo da subito il tema della riapertura delle attività economiche, ci ritroveremo davanti enormi problemi: la disoccupazione causata del gran numero di imprese che, dopo il lockdown imposto, non rialzeranno la saracinesca, un’economia arretrata, un livello di povertà raddoppiato che porta con sé forti tensioni sociali, e il rischio altrettanto grave di un ulteriore intollerabile incremento della pressione fiscale, specie sui patrimoni”.

Per cui bisogna iniziare subito: “proteggere le imprese con il Fondo di Garanzia, ma non solo, finanziandolo adeguatamente, ad oggi i fondi non sono minimamente sufficiente a quanto dichiarato. Non tutto può essere dato a debito. Molte aziende potrebbero non essere in gradi di ripagarlo dopo la crisi. Dobbiamo anche dare soldi a fondo perduto, modificare i principi contabili e le regole delle procedure concorsuali per evitare il fallimento delle aziende“. E ancora: “Bisogna mettere in condizione le famiglie italiane di tornare a lavoro, impegnando i giorni in età scolare in attività educative e ricreative. Bisogna mantenere le quote di mercato internazionali , la concorrenza post Covid-19 sarà più spietata di prima. Questa volta non possiamo permetterci il lusso di recuperare il livello pre crisi in dieci anni”.

“Poi bisogna rilanciare l’economia, riducendo radicalmente gli adempimenti burocratici, per cogliere tutte le opportunità della ripresa economica. Portare la pressione fiscale sotto il 40%, e garantire una tassazione agevolata per le start-up di tre/cinque anni. Incentivare gli investimenti privati e stranieri e attivare quelli già finanziati. Proponiamo di istituire un ‘Prestito Italia‘ da 30 miliardi a scadenza decennale. Sarebbe la più valida alternativa a una Patrimoniale che tra l’altro si è sempre dimostrata una misura controproducente”.

Parisi non mostra falso ottimismo ma concretezza. Dalla pianificazione delle prossime settimane dipenderà il successo o il fallimento del nostro Paese. “Possiamo sfruttare questo momento anomalo e brutto e trasformarlo in un’opportunità. Mi auguro che questa possa essere finalmente l’occasione per fare quelle riforme che tanto servono al nostro Paese. Mi riferisco al taglio della spesa pubblica improduttiva, a una riforma della governance del Paese, all’abbattimento della burocrazia che ci condanna all’immobilismo. Abolire il codice degli appalti e utilizzare le direttive europee, abolire ANAC e il reato di abuso d’ufficio. Riorganizzare una pubblica amministrazione più leggera e digitalizzata. Abbiamo davanti una sfida molto complessa, ma necessaria”. (Tratto da Dagospia, 18 aprile 2020)

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Il piano strategico di professionisti, imprenditori e accademici per superare l’emergenza e rilanciare l’economia italiana.

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