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Contributi a fondo perduto per le imprese

Linkiesta: la proposta di Giovanni Tria per tutelare le imprese

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Linkiesta continua a raccontare le proposte di Ricostruire. Il giornale dedica un lungo articolo al webinar di Ricostruire con il professor Giovanni Tria. Il piano dell’ex ministro, elaborato con Lucio Scandizzo, si aggira sui 70 miliardi di euro. Se spesi immediatamente, le compensazioni a fondo perduto potrebbero salvare tante imprese ed evitare il crollo del PIL.

La proposta, priva di misure puramente assistenziali, è incentrata sulla erogazione dei contributi a fondo perduto per le imprese che hanno perso gran parte dei ricavi a causa della pandemia, sottolinea Linkiesta. Compensazioni fondamentali per permettere alle aziende di continuare a pagare gli stipendi, gli affitti e i fornitori.

Le misure adottate nel Decreto Liquidità, secondo l’ex ministro, sono insufficienti. I 400 miliardi di prestiti garantiti dallo Stato a favore delle banche rischiano di essere solo un palliativo per “alcune aziende che in questo momento hanno bisogno di capitale per ripartire, ma non è sufficiente”. Per il professore il problema è il messagio per le aziende: “costruite un castello di nuovi debiti che cadrà prima o poi perché non riuscirete a restituirli”.

Per questo motivo, il sostegno alle imprese sarebbe necessariamente diversificato. Il criterio di aiuto, basato su dati oggettivi, è una condizionalità da introdurre perché non tutti i settori sono in difficoltà e non tutte le imprese dello stesso settore sono state danneggiate al medesimo modo. 

La procedura per accedere a questi contributi a fondo perduto potrebbe essere la comparazione della valutazione sul valore aggiunto del 2019 con quello del 2020. Un’analisi di questo tipo, analoga a quella di altri Paesi europei, permetterebbe di ridurre le perdite e di ripartire. Lo Stato potrebbe richiedere dei conguagli a fine anno per assicurare la correttezza delle operazioni.

Il professor Tria non ha dubbi, queste risorse sono da cercare sul mercato. “Una settimana fa l’emissione di titoli di Stato italiani ha fruttato 16 miliardi di euro e la domanda è stata di 116 miliardi. Le opportunità ci sono. Ovviamente il tasso di interesse era abbastanza appetitoso: 1 percento più alto di quello normale. Ma su 100 miliardi in un 1 per cento di interesse significa solo un miliardo di oneri in più. Non è certo questo che farà sballare i conti”, spiega l’ex ministro dell’Economia. (Tratto da Linkiesta, 28 aprile 2020)

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