NEWS E approfondimenti

Sulla App Immuni

Covid-19: i metodi applicati per registrare i contatti sono sicuri

Il Governo con l’art. 6 dell’ultimo Decreto Legge (28/2020) ha finalmente emanato le disposizioni di dettaglio per determinare requisiti legali e di funzionamento della tanto agognata App. Si tratta, come ampiamente dibattuto, di uno strumento indispensabile per aiutare il lavoro degli operatori sanitari nella ricostruzione dei contatti avuti da un soggetto risultato poi infettato dal virus, nel periodo antecedente il manifestarsi dei sintomi della infezione.

I metodi applicati per registrare i contatti sono sicuri e non viene comunque registrata la posizione in cui il contatto è avvenuto. L’anonimato è assicurato dalla crittazione delle informazioni che potrebbero portare alla reidentificazione dei soggetti interessati.

Vi è poi la garanzia che i dati, una volta comunicati, saranno conservati nei server gestiti in Italia da una delle società in mano pubblica soggette ai massimi livelli di information security trattandosi di strutture critiche per la sicurezza nazionale. Il periodo di conservazione dei dati sarà ridotto al minimo indispensabile e dovranno comunque essere cancellati al più tardi entro il 31 dicembre 2020.

Dopo tale data potranno essere conservati solo dati anonimi in forma aggregata per le finalità di ricerca scientifica e statistica. Forse è il caso di fare finalmente chiarezza di quello che la norma definisce “Sistema di allerta Covid-19”. La App è uno strumento indispensabile per la registrazione dei contatti non per tracciare i cittadini ed è uno degli strumenti indispensabili a supporto della guerra che gli Operatori Sanitari stanno conducendo contro il virus. Si tratta di uno strumento complementare “alle ordinarie modalità in uso nell’ambito del Servizio Sanitario nazionale” utilizzato dai sanitari per ricostruire la catena dei potenziali infettati e indirizzare correttamente le indagini data la limitata capacità di eseguire test diagnostici.

Proprio perché a beneficio dell’attività di quelli che senza dubbio sono i nostri eroi (medici, paramedici e tutti coloro che lavorano nel sistema sanitario), l’idea che l’applicazione avvisi con un bel pallino rosso l’utente che potrebbe essere entrato in contatto con un altro soggetto infetto, è quanto di più sbagliato ci possa essere. Si pensi alle migliaia di persone che si precipiteranno senza preavviso presso i pronto soccorso.

La mediazione dell’operatore sanitario è indispensabile ed è quella auspicata dalle norme in materia di privacy quando si occupano di dati sanitari. Nelle prescrizioni stabilite dal decreto legge ci sono per fortuna gli spazi per disegnare un processo coerente e che veda al centro del sistema di allerta l’operatore sanitario.

L’esperienza di altri paesi è già in questo senso (i.e. Germania e Norvegia) e visto che anche noi in Italia ci fidiamo dei nostri medici forse tutti accetteremo di buon grado un uso intelligente di questo strumento da parte degli operatori sanitari superando dubbi ed incertezze che hanno caratterizzato sino ad oggi una discussione che rischia di rimanere sterile ed infruttuosa. Il sacrificio che viene chiesto al cittadino è irrisorio rispetto ai benefici che tutta la collettività ne potrà ricavare. (Tratto da Diritto24 per Il Sole 24 Ore)

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Luca Tufarelli

Luca Tufarelli

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Cerca nel sito
Categorie
YOUTUBE
Articoli recenti
TAGS

Invia la tua proposta

RICOSTRUIRE

Il piano strategico di professionisti, imprenditori e accademici per superare l’emergenza e rilanciare l’economia italiana.

Articoli recenti