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Insegnanti di sostegno

Assunzioni scuola, tra opportunismo politico e mancanza di riforme

lavagna scuola

Assunzioni nella scuola, sembra una questione di vita o di morte per certa politica. Fa niente se gli studenti rimangono a casa da mesi a differenza di quanto accade negli altri Paesi europei. Se una intera generazione perderà un prezioso anno scolastico. Se i genitori non vanno a lavoro finché i figli restano a casa. Il Governo naviga a vista sulla riapertura a settembre. In compenso, i partiti di maggioranza si concentrano sulle nuove assunzioni.

Si pensi all’emendamento Angrisani (M5S) al Decreto scuola per gli insegnanti di sostegno. Certamente ogni anno la copertura degli insegnanti di sostegno presenta delle criticità. E’ un tema delicato che riguarda la inclusività della scuola, dignità e diritti degli alunni con disabilità. Ma cosa viene in mente alla politica in debito di voti?

Ammettere di diritto e in condizioni di privilegio per la graduatoria di merito chi ha avuto qualche anno di esperienza con studenti disabili. Rispetto ai giovani iscritti al V ciclo dei corsi di specializzazione per il sostegno. Ovvero privilegiare chi fino a ora non è riuscito per inadeguatezza ad essere ammesso ai cicli di specializzazione precedenti. E penalizzare le migliaia di giovani docenti che si sono iscritti all’ultimo ciclo sicuri di entrare in ruolo, vista la crescente domanda di docenti specializzati.

La Ragioneria dello Stato ha bocciato l’emendamento. Ma M5S non demorde. Sul Decreto Scuola ci sarà la fiducia. E se il provvedimento non passerà con questo treno lo si inserirà nel cosiddetto Decreto Rilancio (nel vuoto?). Ovviamente coltivando in modo opportunistico il malumore dei precari non specializzati sul sostegno. Parigi val bene una messa. La riforma della Scuola però non si affronta con logiche corporative.

Invece di trasformare una emergenza, tragica, come la pandemia Covid-19 in una opportunità di cambiamento, si continua a ragionare con schemi logori e desueti. Al centro c’è il solito scambio elettorale: io aiuto te, tu dai il voto a me. Invece di mettere al centro gli studenti, si continua a far funzionare la scuola pensando ai docenti. Usando gli studenti per tenere in vita una istituzione in crisi che è florida solo nella produzione di precari.

Intanto nessuno risponde alla domanda che continua ad angosciare tante famiglie italiane: quando inizia la scuola? E come? Il verbosissimo documento del CTS parla di distanziamento, del lavarsi le mani, e così via. Sappiamo che la sicurezza nella scuola dopo il lockdown sarà importantissima. In tanta verbosità tuttavia manca l’unica cosa decisiva: assicurare che ai primi sintomi di studenti e docenti ci saranno tamponi e reagenti per tutti, con tracciamento a ritroso per spegnere sul nascere eventuali focolai. Dal Governo insomma nessuna seria, concreta proposta per far ripartire in modo serio, sicuro ed efficace la didattica.

Per ripartire cambiando davvero le cose, come ha proposto il professor Bertagna nel webinar organizzato da Ricostuire. Niente da fare. Dalla politica, ad esempio, orecchie tappate sulla proposta di “scholé estiva” giornaliera che consentirebbe, anche con l’e-learning a cui ci si dovrà abituare, di andare oltre il tradizionale concetto di aula e di classe. Garantendo il recupero di apprendimento a chi ne ha bisogno e sperimentando la bellezza di apprendimenti formativi anche in ambienti non formali e informali, in una rete sociale e territoriale.

Sempre dalla politica (non parliamo del sindacato), nessuna idea di una riforma radicale degli ordinamenti e della organizzazione del sistema scolastico. Come sarebbe necessario sopratutto con il post Covid. Al posto di una seria politica riformatrice, il solito opportunismo politico ed interventi incoerenti come quello sul sostegno. L’occasione per creare un nuovo modello educativo c’era e non passa unicamente dalle assunzioni nella scuola. Una classe politica che ragiona solo in termini di comunicazione e consenso ancora una volta la sta sprecando.

Leggi il Piano Scuola di Ricostruire

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