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Quando inizia la scuola, le paritarie e prospettive di riforma

cartelle studenti

Quando inizia la scuola? Continua a circolare la data del 23 settembre. 8 mesi dopo la chiusura per la pandemia Covid. L’Italia rischia di pagare a caro prezzo queste scelte, se pensiamo alle scelte diverse fatte nel resto dell’Europa. Gli studenti rischiano di essere vittima sacrificale di una politica che non decide, trincerandosi dietro la questione della didattica in sicurezza.

Intanto il Parlamento discute dei fondi alle paritarie, una battaglia che vede Ricostruire schierata per tutelare pluralismo e libertà educativa. M5S annuncia di non voler aumentare i fondi alle paritarie. Ma penalizzare una fetta così importante della nostra istruzione non significa solo minare la libertà educativa. Vuol dire anche aumentare la disoccupazione e i costi per le famiglie. E rinunciare al principio della sussidiarietà.

Proprio alle paritarie abbiamo dedicato l’ultimo webinar di Ricostruire. Un seminario che ha visto la partecipazione di esponenti politici di primo piano, che hanno dato la loro disponibilità a battersi per non far chiudere le paritarie. Un concetto ribadito durante il flashmob che si è tenuto in Piazza Montecitorio a Roma giovedì 18 giugno.

Il nostro obiettivo è un dibattito più profondo sulla riforma dell’istruzione e la scuola che vogliamo. Occorre ripensare la scuola con riforme di lungo periodo, essere ambiziosi, modernizzare il nostro sistema scolastico.

L’istruzione italiana è, infatti, ancora legata ad un sistema ottocentesco, troppo gerarchico, organizzato in classi e sezioni. Un modello che non valorizza i talenti ed è ritagliato unicamente sulle esigenze degli insegnanti. La drammatica crisi Covid va quindi trasformata in una occasione per cambiare radicalmente il nostro sistema della istruzione.

La vita scolastica non dovrà avvenire solo e soltanto nelle aule e nelle classi. C’è la formazione a distanza, certo, ma sopratutto c’è una idea di usare i luoghi della socializzazione e della cultura, parchi, musei, teatri, centri estivi, per “aprire le scuole tutto il giorno, tutto l’anno,” come spiega Parisi in una intervista a Social Finance Space.

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