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Modello tedesco

Start up, per innovare davvero serve cambiare modello di sviluppo

Le startup in Italia
Cosa sono le start up

Sono anni che sentiamo parlare di start up, ma non tutti sanno effettivamente di cosa si tratti. Sono imprese altamente innovative, configurate per crescere in modo rapido secondo un business model scalabile e ripetibile. Ovvero possono aumentare esponenzialmente i propri ricavi, senza aumentare proporzionalmente i costi.

Come si finanziano

I finanziamenti possono essere raccolti in una fase iniziale tramite un business angel che, oltre a diventare socio, apporta le proprie esperienze e conoscenze. In alternativa, attraverso l’equity crowfunding. La differenza è che questo tipo di investitore agisce solo per un fine finanziario, quindi non interviene attivamente nel progetto. Discorso diverso sono i venture capitalist, che investono solo quando la startup è già avviata su basi solide.

Esistono poi gli incubatori impresa. La Commisione Europea li definisce “organizzazioni che accelerano e rendono sistematico il processo di creazione di nuove imprese”. Sono quindi diversi dagli acceleratori, che hanno l’obiettivo di mettere a punto le start up e farle crescere molto velocemente.

La situazione in Italia

Le start up italiane, che sono più di diecimila, presentano due ordini di criticità. La reale capacità di produrre innovazione e la possibilità di reperire investimenti.

Innovare non vuol dire solo fare una app e presentare la propria idea con uno storytelling accattivante. Non basta. Innovare significa, ad esempio, entrare nel mercato del MedTech, del FinTech o del FoodTech. Offrendo un prodotto che prima non era a disposizione dei consumatori. È molto diverso da essere iscritti nel registro il linea con il Decreto Crescita 2.0 del 2012. Ovvero, è sufficiente avere “come oggetto sociale esclusivo e prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”.

Inoltre, la forma di investimento che viene usata maggiormente dalle start up italiane è il debito bancario, come la maggior parte delle piccole e medie imprese italiane. Il capitale investito in Venture Capital ammonta a soli 0,5 miliardi di euro, che sono pari allo 0,02% di PIL.

Il modello tedesco

Berlino non è la capitale europea delle start up per caso. La Germania ha compreso come le startup innovative potessero diventare dei driver importanti per l’economia, quindi ha provveduto a creare un’ecosistema favorevole alla loro proliferazione e, soprattutto, alla loro crescita.

Infatti, il governo tedesco, il Fondo speciale ERP ed i Länder offrono diversi programmi di sostegno per le start up. Sono tendenzialmente prestiti per lo sviluppo pubblico con tassi di interesse favorevoli, scadenze lunghe e, spesso, periodi di grazia iniziali prima dell’inizio degli obblighi di rimborso.

Tra Stati federali e Governo centrale, si parla di uno stanziamento di circa 17 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. Gli incentivi sono stati pensati per sostenere le start up nelle diverse fasi del progetto: dalla creazione di nuovi impianti di produzione fino all’implementazione di servizi per le attività di ricerca e sviluppo.

Inoltre, il Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia investe ogni anno nei migliori fondi di start up HighTech.

Infine, è rilevante evidenziare che il capitale investito in Venture Capital ammonta a ben 5,4 miliardi di euro, pari allo 0,13% di PIL. Cifre decisamente più consistenti di quelle italiane.

Da cosa iniziare per cambiare

Sarebbe opportuno introdurre agevolazioni fiscali sugli investimenti derivanti dalla partecipazione ai fondi di venture capital. Semplificare la burocrazia per le start up. Garantire sgravi fiscali per le aziende che acquisiscono start-up italiane finanziate da fondi venture capital o che abbiano sponsorizzato la nascita di incubatori. Ne parlemo ancora.

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Leonardo Accardi

Leonardo Accardi

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1 risposta su “Start up, per innovare davvero serve cambiare modello di sviluppo”

Seguo da tempo, con interesse, il tema delle start-up innovatine e sono d’accordo su tutte le affermazioni contenute nell’articolo.
Ritengo però che, oltre a battersi per il miglioramento della legislazione societaria e fiscale in materia, occorra stressare molto il tema della carenza di reale capacità di invenzione e di innovazione. Per innovare bisogna studiare e conoscere a fondo l’esistente. E’ dunque una capacità che si acquista attraverso lo studio serio, che è la base per la nascita e lo sviluppo dell’idea realmente innovativa. E solo le VERE start-up innovative sono capaci di crescere e di promettere successo e occupazione, e perciò meritano finanziamenti ed agevolazioni varie. l’innovazione e l’inventiva cominciamo nella scuola e nell’università: i docenti devono essere in grado di scoprire i talenti e spronarli a coltivare le loro capacità, indicando loro la strada dello studio e della ricerca e non quella del successo facile e spesso illusorio. Abbiamo dati statistici sul numero di star-up costituite annualmente nel nostro Paese e su quante riescono a farcela?

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