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Cina dopo Covid

La Cina e la Nuova Via della Seta dopo il Covid-19

leader cina

La Cina negli scenari globali. La proiezione internazionale della Cina su scala globale è una realtà ormai da molti anni. La Cina però ha un modello socio-economico ancora profondamente diverso da quello dei Paesi occidentali. Semplificando, si può dire che da una parte c’è la democrazia liberale, il libero mercato. Dall’altro il modello socialista di mercato cinese, dirigista in economia ma che ha introdotto una serie di libertà economiche. Il partito e le sue diverse articolazioni però detengono ancora saldamente il controllo sulla vita sociale ed economica del Paese.

La nuova Via della Seta. L’espansione economica della Cina nel mondo ha avuto e continua ad avere una serie di conseguenze nei processi della globalizzazione economica. Fratture su accordi e contratti, sulla concezione della proprietà privata, sul copyright, sul controllo di Internet, sulla idea di impresa e di commercio internazionale. Pechino usa la “nuova via della seta” (Belt and Road Initiative) per proiettarsi verso nuovi mercati asiatici ed europei. I cinesi investono in infrastrutture, impianti per la produzione e la distribuzione di energia e nei sistemi di comunicazione. Controllano il Porto del Pireo in Grecia, per dirne una.

Il memorandum d’intesa tra Italia e Cina. Il memorandum di intesa firmato da Pechino con il Governo italiano dovrebbe portare ad altri copiosi investimenti nel nostro Paese. Più che una arma di pressione geopolitica, la Via della Seta appare uno strumento per fare accettare i principi di un modello politico-economico diverso da quello occidentale.

La risposta dell’Occidente. La risposta dei Paesi occidentali alla proiezione internazionale della Cina è contrastante. Da un lato quella più muscolare degli USA di Trump (la guerra dei dazi iniziata nel 2020), dall’altro quella della UE più aperta a riequilibrare le relazioni politiche ed economiche con Pechino, cercando però di controllarne gli investimenti. Ma la risposta non uniforme degli Stati UE mette a rischio il mercato europeo. La Germania, per esempio, ha una forte presenza sul mercato cinese. Il nostro Paese meno, ma ci sta provando.

L’Italia e l’UE. Roma punta a un avvicinamento maggiore alla Cina. Più investimenti cinesi in Italia, soprattutto nelle infrastrutture. Più export italiano in Cina. Ma gli Stati più deboli della UE, muovendosi come al solito in solitudine, non è detto che rimedieranno per forza grandi affari. Tanto più che in Italia si mette di traverso anche la burocrazia. Il porto di Trieste sembrava che stesse per passare armi e bagagli ai cinesi. Ma adesso si parla di una parziale marcia indietro. Non solo. La Belt and Road Initiative nell’era del post Covid è minacciata dai processi di ridefinizione della globalizzazione su scala macro-regionale. Pechino deve anche pensare alla ripresa interna. E le clausole della Via della Seta non sempre sono state apprezzate dai Paesi che l’hanno sperimentata.

Cosa succederà nel post Covid? Il Covid ha inasprito una situazione già complessa. Gli scambi di accuse tra la Casa Bianca, le cancellerie europee e Pechino durante la pandemia hanno esasperato le divisioni sistemiche che abbiamo illustrato in precedenza. Verso quali equilibri ci muoviamo in un mondo divenuto negli ultimi 20 anni sempre più multipolare?

Alberto Forchielli e Fabio Scacciavillani, firmatario di Ricostruire, hanno spiegato in un articolo su Il Sole 24 Ore che alla fine della pandemia il baricentro dell’economia mondiale si sarà spostato inesorabilmente verso l’Asia.

Ne discutiamo nel prossimo webinar organizzato da The Elephant in the Room e Ricostruire.

Clicca qui per registrarti al webinar.

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