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Il Mes della discordia, un Sì per riformare davvero la sanità

dispositivi di protezione

Il Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità, divide la maggioranza di Governo. Tanto che qualcuno dice che Conte è a rischio. Il Movimento 5 Stelle è nettamente contrario al meccanismo che garantisce una stabilità finanziaria nell’area euro. 5 Stelle giudica il fondo “inadeguato”.

Eppure si tratta di risorse ingenti, prestiti in questa fase a tassi vantaggiosi, in grado di sostenere l’Euro in un momento di crisi come quello successivo al picco della emergenza Covid. Il Pd sembra favorevole. L’opposizione anch’essa divisa. Tra i No della Lega e di FdI e l’apertura di Forza Italia (“Mes opportunità da cogliere”, ha detto alla Camera la Gelmini). Conte oscilla tra queste spinte. Il suo per adesso sembra essere un “ni”.

Un aspetto importante delle risorse europee è quello legato alla sanità. Il “pandemic crisis support” potrebbe rivelarsi decisivo per la sostenibilità del nostro sistema sanitario. Miliardi di euro che non possono essere buttati via, pur tutelando l’interesse nazionale. Alla Camera dei Deputati si discute del Dl Rilancio voluto dal Governo Conte. Il decreto sbarca in aula venerdì e nel mese di luglio sapremo come andrà a finire.

La sanità è stato uno dei primi capitoli affrontati in Commissione Bilancio. La linea sembra essere quella presa da Governo e maggioranza negli ultimi mesi, incentrata sulle nuove assunzioni e bonus per il personale sanitario. Porsi il problema di chi ha lavorato e lavora in prima linea nelle terapie intensive è giusto. Ma non sufficiente per una riforma di sistema. E qui può entrare in gioco il Mes.

Perché per la nostra sanità non bastano le nuove assunzioni. Servono le riforme strutturali che aspettiamo da anni. Sanità, scuola, ricerca, Pubblica Amministrazione. Nel caso della sanità, bisogna investire sui territori ristrutturando il nostro sistema sanitario in profondità. Ospedali più moderni e produttivi, una riorganizzazione della rete dei medici di base, il fascicolo sanitario elettronico. E ancora tecnologie più avanzate per migliorare la qualità delle prestazioni.

Insomma, non può bastare qualche provvedimento spot per dare a medici e infermieri italiani un sistema davvero efficiente e funzionale ai bisogni dei cittadini. Rinunciare al Mes da questo punto di vista sarebbe un errore drammatico per l’Italia. Altrettanto sbagliato sarebbe spendere quelle risorse senza avere un piano operativo preciso sulle cose da fare. Trasformando cioè il Mes in una mossa elettoralistica.

Del resto sul Mes si gioca una partita importante in Europa. Il presidente francese Macron, ammaccato dalle elezioni locali, va da Angela Merkel. La Francia sembra favorevole al Mes. Merkel oggi sembra più disposta di prima a battersi per l’Europa. E la Germania si prepara ad assumere la presidenza della Ue. Dunque il nostro Governo non può permettersi di ondeggiare senza una posizione chiara. Francia e Germania hanno un ruolo chiave nella partita aperta intorno al Mes e alle risorse Ue con i Paesi più “frugali”. Meno disposti a dare via libera all’Italia “spendacciona”.

Serve un Sì forte e chiaro al Mes. Raddrizzando i provvedimenti economici confusi che il Governo ha inanellato negli ultimi mesi. E giocando una partita politica non di sponda in Europa. Ma il Governo Conte è in grado di farlo? A Settembre faremo i conti con la crisi, il crollo del Pil, una situazione economica da fare tremare i polsi. Dobbiamo essere pronti.

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