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Dati Istat

La disoccupazione sale senza politiche attive del Lavoro

persone che lavorano

La disoccupazione sale, dice Istat. A maggio tocca il 7,8% (+1,2 punti). La disoccupazione giovanile arriva al il 23,5% (+2,0 punti). Giovani, donne, lavoro a termine, over 50, pagano il prezzo più alto della crisi Covid. Mezzo milione di persone rimaste a casa dal febbraio scorso.

Dopo la riapertura, torna a crescere il numero di chi cerca lavoro. 300 mila persone in più, in gran parte donne. Aumentano anche le ore lavorate, rispetto allo stop durante il picco pandemico. Ma resta molto alto il numero degli inattivi. Persone che non cercano lavoro perché hanno perso fiducia e non credono di trovarne uno. Quasi un milione di persone.

È evidente che la ripresa delle attività economiche viene dopo uno scenario da incubo. Il lockdown ha distrutto posti di lavoro. 3 mesi di chiusura generalizzata non potevano che incidere negativamente sulle assunzioni. Ma pensare che tutto si risolva con il blocco dei licenziamenti e una proroga generalizzata della cassa integrazione è sbagliato. La bolla della disoccupazione ne uscirà alimentata, rendendola un fenomeno ingestibile. Le aziende disposte ad assumere saranno scoraggiate. I processi di adeguamento delle imprese non faranno passi in avanti.

Le aziende che hanno perso valore durante il lockdown vanno sostenute quando sanno innovare e competere. Dunque dobbiamo accelerare sulla innovazione e fare forti investimenti nella formazione, in modo da adeguare le competenze dei lavoratori e di chi è disoccupato allo scenario che stiamo vivendo. Non solo quello post covid ma più generale di una profonda trasformazione dei sistemi produttivi.

Certo, si può intervenire sul fronte fiscale e su quello previdenziale. La sospensione dei versamenti contributivi delle aziende per esempio viene già abbondantemente usata per assumere disoccupati o strappare i percettori di reddito di cittadinanza alla inattività. Ma è sulle politiche attive del lavoro che bisogna scommettere davvero, con programmi in grado di coinvolgere le persone che sono rimaste escluse dal mercato del lavoro. Una partita che ancora una volta dovrebbe essere giocata usando con cognizione di causa le risorse europee, dal Mes al Recovery Fund.

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