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Sanità, riorganizzare la Medicina territoriale dopo il Covid

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Una medicina territoriale organizzata e capillare ha permesso a Paesi come la Germania di gestire in modo efficace le emergenza Covid. In Italia invece la medicina territoriale durante la pandemia ha mostrato le sue debolezze strutturali in numerose Regioni. Tanto che diventa urgente riorganizzare la rete dei medici di base, la continuità terapeutica e il trattamento delle cronicità. La medicina territoriale è infatti il cuore della nostra sanità pubblica. Un presidio sanitario primario per garantire il diritto alla salute dei cittadini. L’emergenza Covid nella sua drammaticità potrà essere l’occasione per ricostruirla su basi più moderne?

Una rete diffusa dei medici di base

Durante il picco del Covid tanti medici di base sono stati contagiati dal coronavirus. Molti sono morti. La loro professionalità ed anche il coraggio che hanno dimostrato nelle aree più colpite dalla pandemia non è in discussione. Abbiamo letto tutti le storie di medici di famiglia che hanno operato spesso soli, in prima linea, magari senza avere a disposizione le necessarie protezioni individuali. Non mancano solo le mascherine, c’è bisogno anche di attrezzature specifiche.

Ma se avessimo potuto contare su una rete di medicina territoriale e di assistenza domiciliare più diffusa sul territorio, operativa ventiquattore su ventiquattro, sette giorni su sette, sarebbero cambiate molte cose. L’accesso ai pronto soccorso di pazienti in gravi condizioni sarebbe stato ridotto. Il flusso dei pazienti negli ospedali e nelle terapie intensive alleggerito, liberando più posti letto. Insomma la pressione sul nostro sistema ospedaliero sarebbe stata minore.

Da questo punto di vista avere 20 sistemi regionali diversi, ognuno con le sue regole e in un proliferare di enti, è stato un elemento critico nella gestione della pandemia, che apre una questione di tenuta istituzionale oltre che di gestione sanitaria.

Sanità non può ruotare solo su ospedali

Nel Dl Rilancio del Governo Conte si affronta il tema della medicina territoriale, ma non si può dire che il ruolo dei medici di medicina generale e della continuità assistenziale venga ripensato in chiave strutturale. Manca insomma un modello concreto di progettazione riorganizzativa incentrato sulle comunità, soprattutto sul medio e lungo periodo. Un fatto grave, considerando il potenziale arrivo di una seconda ondata di contagi.

Il sistema sanitario italiano continua a ruotare intorno agli ospedali, un modello che in situazioni eccezionali come quelle causate dalla pandemia rischia di collassare. Nel decreto del Governo mancano anche investimenti a sufficienza sulla assistenza domiciliare integrata (ADI), sulla telemedicina, sul personale infermieristico e sanitario che opera accanto ai medici di base. Servirebbe più attenzione per sburocratizzare gli studi medici, allegerire i carichi di lavoro, potenziare le attività di cura. Più borse per chi ha scelto di studiare per avere questo sbocco lavorativo, visto che molti medici di base andranno in pensione nei prossimi anni.

Per una riforma complessiva della sanità

Nel Dl Rilancio è stata posta attenzione sul Fascicolo Sanitario Elettronico. Non c’è dubbio che sia utile rafforzare gli strumenti digitali che raccolgono i dati sanitari e sociosanitari del paziente. La loro storia clinica e la condizione attuale. Sono tanti gli aspetti che diventano decisivi in un contesto emergenziale come il Covid-19: fascicolo elettronico (anche tenendo conto dei pazienti che si spostano da una regione all’altra), videoconsulti con il medico di famiglia, le attrezzature usate direttamente dai pazienti, in generale la loro presa in carico a distanza.

Ma ancora una volta quello che manca è una regia centralizzata e coordinata tra le Regioni. Medicina territoriale, continuità assistenziale, digitalizzazione, per arrivare agli investimenti in formazione, nel parco tecnologico degli ospedali, nella ricerca, nelle start up innovative del settore. Sono davvero tanti gli aspetti di una riforma complessiva della Sanità che renderebbe il nostro sistema più moderno e di qualità.

Non è solo una questione di bonus

Come sta accadendo per altri settori delle politiche pubbliche, l’argomento che tiene banco però è quasi unicamente quello delle piante organiche. Non si tratta di sottovalutare la questione degli organici o di non voler premiare chi si impegna, ma come si può pensare di destinare risorse al personale, motivandolo, garantendo condizioni di lavoro migliori, se manca un vero piano di riforma della sanità?

Ospedali produttivi, riorganizzazione della rete di medicina generale e territoriale, tecnologie per lavorare all’avanguardia e in sicurezza, una amministrazione resa più efficiente introducendo il controllo di gestione e la valutazione delle prestazioni: solo affrontando organicamente i tanti aspetti della gestione della sanità italiana si può risolvere il nodo degli organici.

MES occasione di riforma della sanità

Vista nella sua interezza, la sanità non può essere riformata solo con le risorse economiche impegnate nei decreti del Governo. Lo strumento per fare una riforma sistemica c’è. Si chiama MES, il fondo salva stati europeo. L’Europa potrebbe mettere a disposizione risorse ingenti per i sistemi sanitari degli stati membri. Per l’Italia si parla di quasi 40 miliardi di euro, che andrebbero ad aggiungersi alle risorse stanziate dal Governo. Ma mentre il dl Rilancio, con tutte le sue debolezze, viene discusso alla Camera, il Governo non ha una posizione netta sul MES.

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