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Turisti stranieri, è ora di ripensare la promozione dell’Italia all’estero

turista a venezia

I turisti stranieri iniziano a tornare in Italia dopo la parziale apertura delle frontiere esterne della Ue di luglio. Ma il loro ritorno non va dato per scontato. Il combinato disposto tra picco del Covid, lockdown e blocco delle frontiere ha colpito in modo grave l’industria turistica italiana. Un comparto strategico della nostra economia, che rappresenta il 13% del PIL. Il calo dei turisti stranieri, parliamo di milioni di persone, riguarda in particolare quelli di lungo raggio che, storicamente, hanno una capacità di spesa maggiore degli italiani. Americani, russi, brasiliani.

I dati ci dicono che nel settore del turismo c’è una timida prospettiva di ripresa. Per adesso determinata sopratutto dalla propensione a viaggiare degli italiani. Ma va ricordato anche che se la domanda interna prima della pandemia copriva la metà delle presenze nel nostro Paese, essa raggiungeva comunque circa il 40 per cento dei fatturati.

I turisti stranieri insomma hanno un grande valore per l’Italia. Secondo le stime di Bankitalia, nel 2019 i turisti americani sono stati 4,4 milioni e hanno speso oltre 5,5 miliardi di euro. I russi, che insieme ad americani e cinesi rappresentano i nostri big spender, hanno speso in media circa 170 euro pro capite contro i 117 euro di media degli stranieri.

A essere penalizzate dal calo del turismo estero sono soprattutto le nostre città d’arte. Secondo una proiezione annuale sul 2020 diffusa da Enit, Firenze registra il -63,9% di arrivi internazionali rispetto all’anno precedente, Napoli -61,5%, Venezia -60,7%, Roma -60,5%. Dati comunque comparabili, se pure superiori, con quelli di altre grandi metropoli europee come Barcellona (-59,2%) e Parigi (-57,9%).

L’analisi dell’andamento degli arrivi aeroportuali segna un dato complessivo negativo di -77,3% dall’inizio dell’anno a metà giugno, rispetto allo stesso periodo di tempo del 2019. Anche per quanto riguarda le prenotazioni estive il dato è pesante, -85,4% di turisti stranieri. Nel dettaglio, -70,7% dalla Francia, -85,9% dalla Cina e -84,1% dagli Usa.

Le frontiere con la Cina sono state riaperte seguendo il principio di reciprocità. Aperte anche quelle con altri Paesi UE come Francia, Paesi Bassi, Germania e Spagna. L’aumento delle prenotazioni nell’ultima settimana dovrebbe far ben sperare. Ma complessivamente negli ultimi mesi la riduzione della domanda turistica internazionale è stata costante. E dovremo farci i conti fino alla fine dell’anno. Secondo Enit, a fine anno il dato delle presenze dei turisti stranieri sul 2020 dovrebbe dimezzarsi rispetto al 2019. Rischiamo di perdere fino a 6 miliardi di euro solo tra le prime dieci nazionalità in arrivo in Italia.

tabella turismo

Eppure l’Italia resta uno dei Paesi più “googlati” al mondo. Più di 830mila menzioni della keyword “Italia” tra web e social dal 18 marzo al 28 giugno. Che fare? Si può approfittare dell’annus horribilis del turismo italiano per gettare le basi di una profonda riorganizzazione della promozione del nostro Paese a livello internazionale. Il Covid è stato un brutto colpo alla immagine del Belpaese. Ma anche prima della pandemia mancava una visione organica della promozione turistica del brand “Italia” all’estero.

Dunque è importante fare un discorso sugli interventi di sostegno diretto e sugli incentivi per la industria turistica e il suo indotto. Hotel, strutture turistiche, ristoranti e negozi, vanno aiutati per rendere più attrattiva l’Italia per i turisti stranieri. Magari senza lasciare tutto nelle mani delle Regioni. E tenendo anche conto che non c’è un provvedimento come il bonus vacanze destinato agli stranieri. Come pure bisogna affrontare il nodo dei trasporti, visto che i turisti più attesi al momento sono i tedeschi, semplicemente perché possono arrivare in macchina in Italia. Ma quello che serve è un approccio brillante e innovativo nella promozione turistica.

“La Farnesina dovrebbe attivarsi con un grande piano di diplomazia economica e commerciale, investendo sul turismo come primo strumento di promozione del nostro Paese nel mondo”, dice a Ricostruire Renzo Iorio, già alla guida di Fedeterturismo e oggi CEO di Nugo. Dobbiamo “riorganizzare e integrare l’azione dei tanti enti che rappresentano il volto dell’Italia negli altri Paesi”. Enit, l’agenzia nazionale del Turismo. Gli uffici della agenzia ICE per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. La rete dei nostri Istituti italiani di cultura. Ma anche le confederazioni del mondo commerciale e industriale, le società culturali, i grandi player della economia, le banche. Un intervento strategico e unitario, per riconquistare le quote di mercato turistico straniero andate perdute negli ultimi mesi.

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Roberto Santoro

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