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Ripensare l'industria del Turismo in Italia

Qualche idea per il turismo tra rigenerazione urbana e digitale

Per gli utenti l'Italia è la quinta destinazione turistica al mondo

Superata la pandemia, l’Italia deve ragionare su come intervenire in modo strutturale per trasformare l’industria del Turismo. Serve un azione politica basata su una visione ampia che preveda interventi non solo sulla singola struttura alberghiera, ma anche su ciò che la circonda. L’operato del governo non ha aiutato finora un settore vitale per l’economia del Paese, e si inizia a registrare nervosismo tra le regioni, vedi la polemica tra la Calabria e il Veneto. Mentre da noi si pensa di porre rimedio al crollo degli arrivi stanziando voucher, Grecia, Croazia e Spagna aprono corridoi turistici per incanalare nel proprio territorio cittadini tedeschi e del nord Europa, turisti dal portafoglio buono. Bisogna cambiare modello.

Il fondo di Cdp

Dopo l’estate dovrebbe partire un progetto di sostegno alle imprese del settore turistico targato Cassa Depositi e Prestiti. Si tratta di un nuovo fondo da 750 milioni di euro, al quale dovrebbe partecipare anche il ministero dei Beni Culturali. Il fondo erediterà 250 milioni di euro dal già presente FIT (Fondo investimenti per il Turismo), anch’esso gestito da Cdp Investimenti Sgr, ai quali si aggiungeranno altri 500 milioni.

Stando alle anticipazioni, avrà innanzitutto una funzione difensiva: eviterebbe che le grandi catene alberghiere del nostro Paese, piegate dalla crisi, possano finire in mani straniere. Ma è davvero questa la priorità per il turismo in Italia, bloccare chi vuole venire a investire nel nostro Paese?

In attesa di capire meglio quale sarà la strategia, sappiamo che non ci possiamo permettere di sprecare questa occasione: o si cambia profondamente o si rimane indietro. Utilizzare ingenti risorse per salvare la proprietà, o fare solo restoring, servirà a poco. Quando la crisi sarà alle spalle bisognerà essere pronti a cogliere le nuove opportunità che offrirà il mercato, puntando per esempio su bacini di domanda differenti per quanto riguarda la tipologia della clientela servita, oppure affidandosi a piattaforme alternative rispetto a quelle finora utilizzate. È necessario un cambio di paradigma a tutti i livelli: digitale e formazione, modernizzazione pubblica e privata.

Trasformare il settore

Nei prossimi mesi la competizione internazionale si farà davvero feroce. E l’Italia non deve farsi trovare impreparata. I grandi Paesi e le grandi città internazionali dovranno investire molto nella comunicazione e nella promozione del territorio. Ci troveremo di fronte verosimilmente turisti più esigenti che, oltre alle attrazioni e ai servizi erogati, vorranno informazioni legate alla propria sicurezza e salute. Investire in sanità, in rigenerazione urbana e in risanamento ambientale, potrebbe rivelarsi determinante.

Interventi di edilizia pubblica e privata. Intanto estendere il Super Bonus, in arrivo nel Dl Rilancio, agli alberghi. Le risorse del fondo di Cdp potrebbero poi permettere alle strutture ricettive interventi di digitalizzare e di modernizzare. Ma anche di “trasformare” l’ambiente circostante. Aree urbane più capaci di garantire pulizia, efficienza e percezione di salubrità. Città ben collegate tra loro, più sicure e che incentivino alla mobilità alternativa: piste ciclabili, aree pedonali e aree verdi.

La capacità di azione del governo sarà determinante. Dunque può essere questa la volta buona per riformare il Titolo V e correggere i limiti competitivi che già prima della pandemia frenavano il mercato italiano. Certamente mantenendo le autonomie territoriali, ma con più coordinamento a livello centrale, con una visione di medio lungo termine e che eviti sovrapposizioni tra regioni.

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