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DAD e rivoluzione digitale

Scuola: la didattica a distanza va bene se non aumenta le diseguaglianze educative

dati sulla didattica a distanza
Il rapporto Istat

Nel Rapporto annuale dell’Istat emerge che per quasi la metà degli studenti la didattica a distanza è stata un percorso a ostacoli. Il 45,4% degli studenti tra i 6 e i 17 anni ha avuto difficoltà nella DAD. A causa della carenza degli strumenti informatici in famiglia, assenti o in condivisione con fratelli o genitori impegnati con lo smart working. Con un impatto negativo sugli equilibri familiari. Il Rapporto Istat ha poi evidenziato che il 12 % dei bambini non ha accesso a un PC o a un tablet. Percentuale che sale al 20% man mano che ci si sposta verso Sud.

Il rapporto Censis

Il rapporto Censis “Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020. La scuola e i suoi esclusi” aggiunge dati poco confortanti sulla scuola online durante la pandemia. Solo nell’11% delle scuole tutti i ragazzi sono stati coinvolti nella didattica a distanza. Solo l’1% degli istituti non ha dovuto fornire attrezzature alle famiglie. “L’82% dei dirigenti segnala che le differenze in termini di dotazioni tecnologiche, connettività e familiarità d’uso, sia tra i docenti che tra gli studenti, sono un ostacolo al pieno funzionamento della didattica a distanza.

Per il 75% la DAD ha ampliato il gap di apprendimento tra gli studenti in base alla disponibilità di strumenti informatici e alle competenze tecnologiche dei familiari.” Se intrecciamo questi dati con quelli della dispersione scolastica, il bilancio della scuola in lockdown si fa ancora più drammatico. Nel 40% delle scuole la dispersione è superiore al 5% della popolazione studentesca, con maggiori criticità nelle scuole del Mezzogiorno.

Il ruolo delle famiglie

In sostanza durante il lockdown la scuola è andata avanti grazie alla buona volontà e all’impegno di insegnanti e genitori e allo spirito di adattamento e collaborazione degli studenti. Soprattutto per i bambini della scuola primaria il supporto dei genitori per collegamenti online e studio si è rivelato imprescindibile e più dispendioso del solito in fatto di tempo. Presumibilmente lo sarà in caso di nuovo lockdown e chiusura delle scuole. Senza dimenticare le difficoltà degli alunni disabili e di quelli con bisogni educativi speciali, per i quali le famiglie non hanno sempre potuto provvedere agli stessi servizi offerti dalla scuola. Ma buona volontà e impegno non sono sufficienti per una totale inclusione degli studenti nei processi educativi.

il ruolo della dad nella ripresa

Lo spettro della DAD aleggia ancora sulla riapertura. È stata infatti prevista per le scuole superiori, anche se in un’ottica di integrazione con quella in presenza. E in caso di nuovo lockdown le linee guida parlano di un Piano scolastico per la didattica digitale integrata. È lasciata a ogni scuola la scelta delle modalità per riprogettare le attività didattiche, purché si garantisca a tutti la possibilità di una piena partecipazione. A questo proposito il governo ha annunciato di aver stanziato 400 milioni di euro per rafforzare la connettività delle scuole per portare la banda ultralarga in più di 32 mila istituti.

Nonostante numerosi progetti, iniziative, formazione dei docenti e sperimentazione di modelli didattici nuovi, non si è riusciti a trovare un modello di scuola online uniforme. Ci siamo scoperti drammaticamente in ritardo sulla didattica a distanza. Che si è rivelata un mero prolungamento di quella classica in presenza. Insomma, la nostra scuola così com’è non ha dimostrato di essere “a prova di pandemia”.

La scuola del futuro

È chiaro quindi che in un progetto di riforma strutturale della scuola la sfida del digitale non può più essere rimandata. Ma sarà efficace solo se accompagnata da un cambiamento di paradigma di pensiero e azione. Che pensi al digitale non come alternativo al modello tradizionale, ma che, rivoluzionando la visione della scuola, lo integri nello spettro di didattiche innovative.

Ciò non significa abbandonare il dialogo e la relazione tra studenti e insegnanti e l’utilizzo della parola scritta nell’ambito della scuola. Ma integrare questi due aspetti fondamentali dell’esperienza formativa con il digitale con l’obiettivo di implementarli. Per portarli fuori dalla routine nozionistica che imprigiona la nostra scuola.

La scuola del futuro (ma anche del presente) deve basarsi su due pilastri: un’alleanza tra scritto, orale e digitale e l’integrazione tra scuola ed extra scuola, attività individuali e di gruppo, attività in presenza e a distanza. Insomma, una scuola che armonizzi le occasioni di apprendimento formale, informale e non formale per fornire a ogni singolo alunno la possibilità di esprimere il proprio potenziale.

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