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L'analisi

Che cosa sono le politiche pubbliche? Un nuovo rapporto pubblico-privato

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Che cosa sono le politiche pubbliche? Partiamo dalla lingua. In inglese esiste una distinzione tra il termine politics e il termine policy. Il primo indica la competizione per il consenso e la conquista del potere, il secondo invece l’insieme di atti volti a risolvere un problema sentito come rilevante. In italiano la distinzione non esiste. Perciò si utilizza indistintamente il termine politica per indicare entrambe le categorie. Parliamo quindi di competizione politica e, per esempio, di politiche sociali, politiche sanitarie o politiche agricole. Più in generale di politiche pubbliche. L’utilizzo di un solo nome ci aiuta a indicare l’interdipendenza tra le due sfere. È difficile pensare infatti a delle politiche pubbliche prive di un legame con l’orientamento politico che le ha messe in atto.

L’aggettivo “pubblico

Le politiche pubbliche pongono un altro problema, che è quello legato all’aggettivo pubblico. Di solito si associa alla parola pubblico tutto ciò che proviene dallo Stato e dalle sue istituzioni. Ma se vogliamo pensare a delle politiche che trasformino il nostro Paese in modo strutturale è necessario cambiare rotta. Una politica pubblica va verso le comunità, ma può partire dallo Stato così come dal privato. Con l’auspicio che le due realtà comunichino e collaborino tra loro.

Partenariato pubblico-privato

Quali possono essere i vantaggi di un partenariato pubblico-privato? Attrarre investimenti privati permette allo Stato di avere risorse di cui non sempre dispone. Il privato può così alleggerire l’onere dello Stato. Un privato dovrebbe avere l’interesse a far quadrare i propri conti. Questa necessità dovrebbe spingerlo a raggiungere la migliore efficienza possibile nei suoi servizi. Spingendo anche lo Stato verso una maggiore efficienza. Il condizionale è d’obbligo perché il meccanismo non è sempre così lineare.

Invece di definire il quadro di regole in cui muoversi, invece di garantire la libertà economica ed offrire elevati standard di qualità, infatti, lo Stato italiano soffre di eccesso normativo, complica tutto con una burocrazia opprimente e finisce per deprimere le libertà economiche imprigionando le energie racchiuse nelle comunità. Nella nostra amministrazione dello Stato ad esempio manca ancora un vero controllo di gestione, come avviene nelle aziende. Questo genera costi ulteriori e sacche di inefficienza.

Qualche esempio

Pensiamo alle politiche sociali. Immaginiamo una famiglia che necessiti di servizi per un figlio disabile. Associazioni di volontariato o cooperative che operano nel settore si scontrano con il complesso meccanismo delle gare d’appalto, un sistema in cui ancora una volta l’eccesso regolatorio e una burocrazia difensiva rallentano i tempi di realizzazione di singole iniziative come di grandi opere. Lo Stato invece potrebbe accreditare le associazioni che rispettano gli standard di qualità. E fornire un voucher che la famiglia possa spendere presso la struttura che ritiene più adatta alle necessità di suo figlio. Si innesca così un circolo virtuoso in cui la concorrenza tra i diversi attori li spinge al miglioramento continuo.

Discorso simile si può fare per la scuola. Immaginiamo di dare alle famiglie un somma pari a quella che lo Stato spende ogni anno per l’istruzione del loro figlio. In questo modo si permetterebbe alla famiglia di scegliere la scuola che più ritiene valida. Pubblica o paritaria che sia. Per garantire una vera libertà educativa.

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