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Il commento

Lavoro agile, alla Pa serve un nuovo disegno organizzativo

donna al pc

Lavoro agile. Ha ragione Francesco Verbaro sul Sole di oggi. Si sentiva veramente il bisogno dell’ennesimo piano per la Pa! Abbiamo già piani per le performance che non migliorano le prestazioni. Piani per il fabbisogno degli organici che invece di far progredire il reclutamento con personale più giovane e competente si riducono ai reintegri automatici di chi va in pensione. Piani per la digitalizzazione che fino a ora ci hanno portato solo tra gli ultimi Paesi Ue maglia nera nella attuazione della Agenda Digitale.

Lavoro agile, chi lavora e chi no

Ecco, come poteva mancare il nuovo piano per il lavoro agile? Che agile non è visto che durante il lockdown e fino alla fine dell’anno si è confuso lo smart working con il telelavoro. E che non pochi dipendenti a loro volta hanno scambiato il telelavoro per una lunga vacanza dal lavoro, come ha denunciato il professor Ichino. Con il risultato di introdurre una nuova ulteriore divisione nella Pa. Tra chi con le nuove modalità ‘agili’ lavora molto, chi fa più di prima, e chi fa poco e niente.

Rivoluzioni della PA solo annunciate

Del resto questo conta per i Governi che si succedono e che ogni volta annunciano piani rivoluzionari per la Pa. Pianificare sulla carta, aggiungere altri vincoli e norme (e la chiamano semplificazione), quando poi tutto si risolve con una nuova ondata di assunzioni in una perversa logica clientelare politica e sindacale, si guardi a cosa sta accadendo nella scuola. Perversa perché nel frattempo non si fanno veri investimenti nella innovazione né nella formazione, i due pilastri della transizione digitale e dunque della modernizzazione della macchina amministrativa.

Invece di continuare a sfornare piani in una deriva kafkiana, la PA va ricostruita dalle fondamenta con un nuovo disegno organizzativo, per darle un profilo tecnologico più avanzato ed efficiente. Serve la interoperabilità di quelle banche dati che, oggi, i diversi pezzi della Pa conservano gelosamente. Serve il controllo di gestione come avviene nelle aziende e una vera analisi delle prestazioni, per far crescere le retribuzioni dei dirigenti e dei dipendenti pubblici che si impegnano (e ce ne sono), premiandoli sulla base della loro produttività e degli obiettivi raggiunti.

Per una riforma della Pubblica Amministrazione

Non serve continuare ad assumere in maniera indiscriminata per coprire le piante organiche che si svuotano. Ma, al contrario, dobbiamo fermare i concorsi, innovare prima il sistema, la infrastruttura tecnologica, e quando saremo pronti, davvero “smart”, selezionare e formare giovani con avanzate competenze. Informatici, ingegneri gestionali, esperti di bilancio, non solo figure competenti in materia di diritto amministrativo, come avviene prevalentemente adesso. Serve una gestione più efficace, aumentare la produttività, efficienza. Non altri piani e altri annunci che non porteranno a niente.

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Stefano Parisi

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