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la risposta europea al Covid

Quello che non vi dicono sul Recovery Fund, il piano per salvare la Ue

Recovery Fund

In queste ore i leader degli Stati dell’Ue si stanno incontrando nel primo vertice di persona dopo lo scoppio del coronavirus. Per il presidente francese Emmanuel Macron “è il momento della verità”. Si mostra determinato e, in un video pubblicato su Twitter, assicura “farò di tutto per raggiungere un accordo”. Meno ottimista invece la Cancelliera tedesca Angela Merkel, che in queste settimane sembrerebbe impegnata in un difficile lavoro di mediazione per superare le divergenze tra gli Stati membri. “Le differenze tra i vari leader sono ancora molte, mi aspetto una trattativa difficile”, ha dichiarato al suo arrivo in Consiglio europeo a Bruxelles.

Una cosa è certa, le prossime ore saranno decisive per il futuro dell’Europa. Il programma di finanziamenti europeo per la ripresa economica dopo la crisi da coronavirus prevede un impegno senza precedenti in Ue. Il Recovery Fund, oggetto di trattativa in queste ore, altro non è che un fondo di recupero da 750 miliardi di euro, 500 dei quali per finanziamenti a fondo perduto (grants) e 250 per prestiti a tassi agevolati (loans). Risorse da destinare agli stati membri e da raccogliere sui mercati finanziari con emissione di titoli obbligazionari europei a lunga scadenza. Debito comune.

Lo strumento, definito anche Next Generation Eu, se approvato, verrà associato al bilancio europeo 2021-2027. Qui si gioca l’altra partita. L’ammontare del bilancio dovrebbe essere di 1074 miliardi, come proposto dal Presidente del Consiglio europeo Charles Michels, invece di 1100 miliardi, cifra inizialmente proposta dalla Commissione.

Il Recovery Fund si aggiungerà ai 540 miliardi mobilitati per i prestiti: Mes, dedicato a spese dirette e indirette nella sanità, Sure, a sostegno dell’occupazione, e della Bei, per le piccole e medie imprese. L’Italia spinge affinché si trovi l’accordo perché è il Paese a cui spetterebbe la fetta più grossa della torta: circa 172,7 miliardi di euro, di cui 82 miliardi versati come aiuti a fondo perduto e 90,7 miliardi come prestiti. Segue la Spagna destinataria di un totale di 140,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti. Da segnalare anche la posizione della Francia, l’altro grande Paese che spinge per la chiusura dell’accordo, che avrà a disposizione 38 miliardi di sole sovvenzioni.

Chi si oppone in questa fase è il blocco dei Paesi del nord guidati dall’Olanda, i cosiddetti “frugali”. I temi di discussione sono le risorse previste dall’accordo, i tempi dell’accordo e le eventuali condizionalità. Oggi e domani potrebbero essere già decisivi per capire chi avrà la meglio nella trattativa, non resta che attendere gli sviluppi.

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