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UE, non c’è bisogno dell’Olanda per capire che all’Italia servono le riforme

RIFORME ITALIA

Il Mes continua a far discutere, ma sembrano esserci sempre meno dubbi: conviene. Si potrebbe così finanziare la riforma del sistema sanitario, esattamente come con il Recovery Fund assicurerebbe i fondi necessari per le altre riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno da trent’anni.

Le condizionalità servono

Tuttavia, nessuno lesina critiche agli strumenti messi in discussione dall’Unione Europea. “Ci sono condizionalità inaccettabili”, dicono. La verità è tutt’altra.

I fondi del Recovery Fund destinati all’Italia dovrebbero ammontare circa a 170 miliardi, ma si sta discutendo di quale quota sarà erogata come prestito e quale a fondo perduto. Le condizionalità sono realmente stringenti. Riforma della pubblica amministrazione, riforma della giustizia, digitalizzazione, transizione ambientale. Rafforzamento del sistema sanitario, tutela dei lavoratori durante la pandemia e consolidare l’accesso al credito per le imprese. È difficile essere contrari al miglioramento del Paese, a meno di aver progettato per l’ennesima volta assistenzialismo e nazionalizzazioni di aziende fallite.

Per quanto concerne il Mes esiste un vincolo sulla finalità di spesa dei 36 miliardi. Ovvero il governo deve impegnare i fondi europei per spese sanitarie dirette e indirette. Inoltre, terminata la crisi servirà rafforzare il quadro macroeconomico del Paese e restituire il prestito. Sarebbe abbastanza incredibile se qualcuno dichiarasse di non voler rafforzare il sistema sanitario o di progettare un collasso del Pil o di aver pensato delle riforme così fallimentari da non poter restituire 36 miliardi in 10 anni.

Il problema per alcuni è la sorveglianza rafforzata. Tuttavia, questa è solamente la verifica delle istituzione europee del rispetto delle condizioni sopracitate. Serve a evitare sperperi e spese clientelari, in modo da favorire la realizzazione delle riforme.

Il falso problema del debito senior

Si è parlato molto anche dell’impatto che la contrazione del prestito avrebbe sul resto del debito. Quello del Meccanismo Europeo di Stabilità infatti verrebbe classificato come senior. Il rischio secondo i detrattori è che accedendo al Mes aumenti il tasso di interesse sul resto del nostro enorme debito pubblico. Effettivamente lo stigma potrebbe incidere negativamente sul rating complessivo e, pertanto, essere un problema.

Tuttavia, è fondamentale ricordare che quando la Grecia accedette al Mes ciò non accadde. Questo perché aveva dato garanzie progettuali credibili, che per i mercati erano state convicenti. In altre parole, sono state messe in cantiere delle riforme che avrebbero garantito la solidità del Paese.

La questione del debito senior quindi diventa problematica solo se non ha intenzione di fare le riforme. Esattamente come le condizionalità.

La vera soluzione sono le riforme

Il problema è sempre il medesimo, ma non c’è nel dibattito pubblico. Per rilanciare l’Italia serve riformare il sistema Paese radicalmente, eliminare le spese improduttive e i privilegi che affossano lo sviluppo. L’UE vuole esattamente la stessa cosa.

Chi non vuole questi fondi, o non li vuole nelle forme che sono state formulate, ha solo deciso alimentare il proprio consenso speculando sull’inefficienza e sui problemi strutturali del Paese.

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Leonardo Accardi

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