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Il punto sulla sanità

Il sistema sanitario: risorsa, non solo costi

sistema sanitario

Il sistema sanitario italiano durante la pandemia Covid 19 ha mostrato la sua debolezza, rischiando il collasso. L’aumento della quota della popolazione anziana e di pazienti cronici impone al nostro Paese di avere la capacità di rispondere in maniera proattiva alle emergenze e alle situazioni di fragilità. Occorre garantire stabilità al sistema sanitario e a quello sociale più in generale. Un sistema complesso, dove occorrono competenze specifiche nella presa in carico dei bisogni della popolazione più fragile. Ma che sconta una frammentazione e disomogeneità per quantità e qualità dell’offerta. La politica si è concentrata troppo sul sistema sanitario e in particolare quello ospedaliero, che ha una maggiore risonanza mediatica, e quindi di consenso.

Competenze specifiche

Dobbiamo tornare invece a valorizzare il ruolo e la specificità delle competenze all’interno del sistema socio-sanitario. In termini di servizi e personale. Per fare ciò bisogna tenere presenti alcuni elementi fondamentali da cui partire per pensare a degli interventi. Innanzitutto, pensando ai bisogni della popolazione più fragile. Integrando il sistema sociosanitario al welfare di natura sia pubblica sia privata. E come presidio territoriale fondamentale che affronti le fragilità non acute in ogni aspetto. È importante essere attenti alla qualità dei servizi offerti e, allo stesso tempo, garantire la sostenibilità di costi ed efficacia. Il settore sociosanitario va pensato come una risorsa e non come un costo.

Gli interventi di riforma strutturale del sistema non devono essere guidati da una logica di tipo assistenzialistico. La sanità in Italia va ripensata in una chiave di omogeneità a livello nazionale. Rispetto ai sistemi di accreditamento, finanziamento e valutazione di settore e degli operatori.
Inoltre, è necessario creare una sinergia tra offerta pubblica, privata, del terzo settore e mista. Solo così infatti si può garantire varietà e ricchezza di esperienze, valori e pratiche. Con l’obiettivo anche di diffondere le best practices tra le diverse realtà. L’orientamento generale dovrà essere quello di una presa in carico proattiva che coinvolga le persone, tutelandone capacità e competenze residue.

Dal punto di vista degli investimenti è necessario finanziare la rete delle strutture diffuse sul territorio per consentire loro l’erogazione di prestazioni di medicina primaria e di servizi innovativi di primo intervento (diminuendo l’accesso improprio ai pronto soccorso). Servono investimenti per l’ammodernamento della edilizia sanitaria, per creare strutture di accoglienza intermedie a basso-medio fabbisogno assistenziale e strutture di servizio ambulatoriale integrate al sistema di presa in carico delle fragilità.

trasformazione tecnologica

Come nel caso del FSE, l’ammodernamento tecnologico e la trasformazione digitale sono cruciali anche nel settore sociosanitario. Fondamentale è infatti la raccolta dei dati sui soggetti presi in carico e la loro comunicazione. Questo processo deve coinvolgere anche i caregivers informali (ad esempio i parenti) che dovrebbero poter raccogliere dati a domicilio o in mobilità. Così si potrà garantire aderenza ai percorsi scelti per il soggetto. Non ultima la questione della valutazione. Va infatti implementato un modello di valutazione delle performance e del rispetto degli standard di accreditamento che permetta un intervento tempestivo in caso di necessità.




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