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Le chiavi per la trasformazione

PA va rinnovata con blockchain, machine learning e 5G

pa

Non ci stancheremo mai di ripeterlo, la pubblica amministrazione in Italia ha un urgente bisogno di diventare più moderna ed efficiente con un grande investimento nella digitalizzazione. Le idee di riforma avanzate fino a oggi in questo senso, però, o si sono arenate per lo spirito di conservazione dominante nella Pa, oppure si limitano a interventi di facciata che hanno come unico obiettivo quello di cercare di migliorare la performance del rapporto con i cittadini e le imprese. Per esempio i tentativi di semplificare le complesse procedure utili a ottenere lo Spid, oppure le progettazioni e riprogettazioni di qualche interfaccia web, insomma il front office con gli utenti e nulla più.

digitalizzazione

In realtà la arretratezza digitale della nostra Pa va affrontata e risolta a monte. Con un intervento di profonda reingegnerizzazione informatica del sistema. Un elemento cruciale di questa operazione di riforma strutturale della Pa digitale è l’interoperabilità delle banche dati. Nell’ambito della sanità, per esempio, si dovrebbe rendere interoperabili i fascicoli sanitari elettronici regionali o avere un unico fascicolo sanitario elettronico nazionale. Nel mercato del lavoro si dovrebbe innovare incrociando strumenti come il fascicolo elettronico del lavoratore con tecnologie come la blockchain.

Ma sopratutto i cittadini dovrebbero avere un account unico, come Amazon, dove raccogliere tutte le informazioni che ci riguardano, lo stato di famiglia, i nostri dati anagrafici, le tasse che paghiamo, le multe che prendiamo. Tutte le informazioni che ci riguardano andrebbero raccolte verticalmente in un solo nodo digitale dalla Pa. Invece in Italia continua ad essere prevalente la logica del certificato, continua a dominare un paradigma per cui è il cittadino deve fornire dati e informazioni alla pubblica amministrazione.

nuove tecnologie

Serve un grande rivoluzione digitale nella Pa. Con la blockchain, il machine learning, il 5G. Per fare tutto questo bisogna avere un piano operativo chiaro e smetterla di porsi solo il problema di come coprire le piante organiche quando tanti dipendenti pubblici andranno in pensione. È inutile continuare a fare concorsi per assumere nuovo personale magari laureato in giurisprudenza o scienze della comunicazione. Alla nuova PA servono ingegneri informatici e analisti dei dati, più che avvocati e comunicatori.

produttività, non presenza

Infine, il digitale deve cambiare anche l’idea che abbiamo del lavoro. Lo smart working, o l’idea un po’ distorta che ne abbiamo in Italia, non ha funzionato durante il lockdown. Gran parte dei dipendenti della PA non ha lavorato come avrebbe dovuto. Tanti hanno fatto poco, alcuni molto di più quello che avrebbero dovuto. Questo accade anche perché si tende a considerare ancora la presenza come l’elemento principale per giudicare le prestazioni e la produttività del lavoro. La retribuzione dei dipendenti della PA invece andrebbe legata agli output, ai risultati che portano, all’impegno dimostrato, alla loro volontà di crescere professionalmente, continuare a formarsi, innovare. Questo sarebbe il vero salto quantico nella Pa.

In conclusione, servono digitalizzazione, controllo di gestione, contabilità economica e non solo finanziaria, per rifondare una pubblica amministrazione più moderna nel nostro Paese. Se il presidente del consiglio Conte si fosse presentato in Europa con un’idea come questa – e con un Dl Semplificazioni degno di questo nome – invece di portare in dote provvedimenti costosi e clientelari come Quota 100 e il reddito di cittadinanza, sarebbe stata un’altra storia. Gli altri Paesi UE e le istituzioni europee ci guarderebbero diversamente. Perché vorrebbe dire che stiamo facendo le riforme che mancano al nostro Paese da 20 anni. Ma purtroppo la storia non si fa con i se.

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