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Vestager, la concorrenza e quella Europa che non vuole diventare grande

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Chi è Margrethe Vestager

Margrethe Vestager è il Commissario europeo per la concorrenza dal 2014, anno di insediamento della Commissione Junker. L’ex ministro dell’Economia danese è stato uno dei nomi subito confermati dalla Presidente von der Leyen per la nuova Commissione.

È iscritta a Radikale Venstre, partito social-liberale di centro, e in Europa fa riferimento all’Alde, il gruppo dei liberaldemocratici. Tuttavia, nonostante la collocazione politica, non sono state poche le volte in cui la Vestager ha ostacolato il libero esercizio della concorrenza.

Il problema è sempre stato la prospettiva con cui si è valutato il concetto di concorrenza. Il mercato è globale prima che europeo. Impedire a monte le fusioni tra grandi gruppi ha come unico risultato la scarsa competitività dei nostri player a livello globale. La concorrenza fiscale viene vista come un generatore di disuguaglianze, invece non è altro che la dimistrazione che tanto un Paese è efficiente tanto può permettersi di attrarre grandi capitali.

La fusione FCA-PSA

Un esempio chiaro in questo senso sono le indagini avviate nel giugno scorso e sospese qualche giorno fa dalla Commissione Europea sulla fusione tra FCA e PSA. L’indagine è sospesa in attesa di ricevere le informazioni richieste ai due gruppi industriali. La valutazione della Commissione riguarda gli effetti della fusione sulla possibile riduzione della concorrenza nel settore dei veicoli commerciali leggeri. I due gruppi, infatti, già ampie quote di mercato nel settore.

Vestager ha spiegato che la valutazione dell’Authority dovrà determinare se la fusione può “influenzare negativamente la concorrenza” in 14 Paesi. Obiettivo dell’antitrust europeo sarebbe quello di garantire “un panorama di salutare concorrenza per tutti gli individui e i business che fanno affidamento sui veicoli commerciali per le loro attività”.

Peccato che la fusione abbia avuto come obiettivo primario sfondare nel mercato asiatico, soprattutto cinese. Mentre il 90% del volume d’affari di Stellantis, nome del nuovo gruppo, sarebbe generato in Europa e negli Usa. La miopia dell’indagine europea appare evidente, tanto più che altre autorità antitrust hanno già dato il via libera alla fusione, negli Usa, in Giappone, in Russia e nella stessa Cina.

La fusione Alstom-Siemens

Il 6 Febbraio 2019 la Commissione europea ha annunciato la bocciatura della fusione tra Alstom e Siemens in campo ferroviario.

Per la Vestager il problema sarebbe stato che, senza sufficienti rimedi, “questa fusione avrebbe provocato un aumento dei prezzi nei sistemi di segnaletica e nella prossima generazione di treni ad altissima velocità”.

Come nel caso di FCA-PSA, l’obiettivo della fusione era essere competitivi con le aziende cinesi, in particolare rispetto a CRRC.

Apple

Il 15 luglio il tribunale Ue ha annullato l’ordine della Commissione, datato 2016, che imponeva ad Apple di corrispondere all’Irlanda 14,3 miliardi di euro.

L’Irlanda aveva permesso a Apple di pagare un’aliquota inferiore all’1% sui profitti realizzati in Europa. Il basso livello della tassazione era stato così classificato come “aiuto di Stato illegale”, con l’idea di rimborsare il fisco irlandese. Invece il Tribunale Ue ha dato ragione al colosso di Cupertino.

“La Commissione europea – ha insistito la Vestager – andrà avanti a monitorare le misure aggressive di pianificazione fiscale per stabilire se sfocino in aiuti di Stato illegali”.

La concorrenza fiscale è una risorsa che può stimolare la competitività e l’attratività dei Paesi membri. Obbligare uno Stato membro a tassare più di quanto ritenuto opportuno mina il concetto stesso di concorrenza, di cui la Vestager dovrebbe teoricamente essere tutrice. Punire le multinazionali anzichè attrarle è un errore strategico enorme, che in una dinamica economica globale può penalizzare pesantemente l’UE.

Aspi e Alitalia

Recentemente, il Commissario per la concorrenza ha parlato anche delle nazionalizzazioni di Aspi e Alitalia. “In momenti come questi – ha spiegato – misure straordinarie possono essere necessarie, soprattutto se una società rischia di essere comprata da qualcuno che potrebbe sovvertire ordine di un Paese. Quindi per un determinato periodo è meglio che lo stato entri nelle compagnie importanti per un Paese”.

A parte che le autostrade in Italia non sono mai state in regime di reale concorrenza, la posizione su Alitalia è incomprensibile. Si tratta semplicemente di una compagnia area in crisi da ben prima della pandemia, tenuta in vita artificialmente a danno dei consumatori e dei concorrenti. Tra l’altro, gli aiuti ad Alitalia sono già stati oggetto di un’indagine per una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

È vero che si parla di temporaneità della nazionalizzazione, ma sembra difficile tornare indietro. Soprattutto se la cultura di maggioranza e opposizione è il medesimo statalismo.

Come cambiare rotta

L’impulso per risolvere il problema delle fusioni viene ancora una volta da Angela Merkel. La cancelliera tedesca ha spiegato che “come presidente di turno del Consiglio dell’Ue, la Germania intende lavorare per la riforma del diritto comunitario in materia di concorrenza, affinché possa consentire lo sviluppo dei campioni europei”.

Per quanto riguarda la tassazione alle multinazionali, invece, il dibattito è aperto e molto polarizzato.

L’unica cosa certa è che l’Unione Europea non deve richiudersi su se stessa, ma avere uno sguardo globale. Solo così potrà ottenere credibilità internazionale e ritagliarsi un ruolo geopolitico sempre più di primo piano.

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Leonardo Accardi

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