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Medicina territoriale

Ecco come ricostruire la nuova medicina del territorio

medico

Annarita Soldo è Specialista in medicina interna, Medico di medicina generale ed esperta di Gestione del rischio in sanità. Qui riproponiamo la sua lettera al Quotidiano Sanità.

Gentile Direttore,
l’emergenza COVID-19 ha messo in luce i punti deboli della nostra Sanità tutta centrata sull’ospedale come luogo eletto all’erogazione dei servizi di assistenza sanitaria, e sull’emergenza come modalità di risposta al bisogno di salute; mentre non dominante è il ruolo che viene ricoperto dall’assistenza sanitaria territoriale, chiave di accesso all’intero sistema. I fondi europei sono una straordinaria occasione per riorganizzare strutturalmente il nostro sistema sanitario in modo equo, efficiente ed economicamente sostenibile rendendolo in grado di rispondere ai bisogni di salute emergenti (cronicità, invecchiamento) e complessi ed affrontare possibili future epidemie.

È il momento quindi di favorire e sostenere una riforma del sistema territoriale e una riprogettazione della MG/PLS in grado di restituire alle cure primarie il loro ruolo strategico. La MG dovrà pertanto strutturarsi culturalmente come una impresa, orientandosi su una impostazione gestionale e dotandosi di modelli dinamici di garanzia in grado di offrire professionalità, innovazione e capacità di ottimizzazione delle risorse disponibili, sia economiche sia tecnologiche, senza trascurare di valorizzare il grado di soddisfazione dell’utenza e, non da ultimo, dei singoli operatori e professionisti. Il punto di forza della medicina generale è sicuramente l’autonomia decisionale e organizzativa flessibile in grado di adattarsi alle esigenze del territorio e di governo dell’intero processo, generando valore aggiunto e risparmio ma che proprio per questo non può non sottendere a regole di qualità e sicurezza.

L’accreditamento è una valutazione finalizzata alla qualità tecnico-professionale, ma soprattutto, agli aspetti organizzativi, ed è misurabile attraverso indicatori specifici. Il governo dei processi clinici, e l’accreditamento oggi attivo e obbligatorio per tutti gli erogatori di servizi e prestazioni operanti per conto del Ssn, deve essere applicato e certificato anche nell’ambito delle cure primarie.

I MMG/PLS non possiedono sistemi di garanzia, qualità e sicurezza né modelli o sistemi o certificazioni pubbliche o private di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale o con i vari servizi sanitari regionali. Per questo come Ricostruire abbiamo di recente proposto un piano per l’accreditamento della medicina generale che, superando gli attuali conflitti riguardanti l’inquadramento contrattuale tra dipendenza e non dei medici, metta al centro un percorso di crescita qualitativa dei servizi erogati che punti all’eccellenza. Il modello di accreditamento proposto, di cui rimandiamo per le specifiche alle pubblicazioni prodotte e ai futuri tavoli tecnici per la realizzazione, è fondato sul Sistema di Gestione della Qualità ed è strutturato secondo livelli dinamici implementabili e modulabili in modo personalizzabile in base alle realtà organizzative regionali orogeografiche, demografiche ed epidemiologiche su cui insistono.

Un modello che si evolve da un livello base, obbligatorio per tutte le strutture, costituito dall’adozione di requisiti minimi e specifici, e che progredisce su tre livelli superiori di accreditamento attraverso il monitoraggio e la continua revisione con sistemi di verifica della qualità e della sicurezza dell’attività e delle prestazioni erogate e dello stato di accreditamento raggiunto, valorizzando le competenze e tendendo all’eccellenza.

Per gli operatori deve essere prevista una adeguata remunerazione, riconoscibile a seguito del mantenimento dei requisiti e degli standard propri del livello di accreditamento raggiunto, motivando così i medici, a progredire verso le aggregazioni funzionali e multi-specialistiche (AFT e UCCP): strutture organizzate di 1 livello di assistenza primaria dinamiche e a complessità e organizzazione crescente tra loro coordinate, in cui vi siano elementi gestionali organizzativi e tecnologici condivisi, e strutturate a livelli superiori con équipes professionali multidisciplinari in grado di provvedere alle necessità del cittadino nel luogo in cui vive h24 e 365 giorni l’anno.

Queste dovranno prevedere figure chiave come gli infermieri, il potenziamento dell’assistenza e del supporto domiciliare con l’integrazione delle équipe domiciliari già sperimentate (USCAD); sarà prevista anche la presenza di reparti a bassa intensità di cura a gestione infermieristica sotto il coordinamento dei MMG.

Tutto il sistema deve essere finanziabile con i fondi disponibili distribuiti in modo proporzionale per l’adeguamento strutturale e tecnologico degli ambulatori e delle strutture secondo i vari livelli di accreditamento a partire dai requisiti minimi. Il livello di accreditamento raggiunto deve essere reso visibile e pubblico attraverso gli elenchi già esistenti dei medici di famiglia per consentire all’utenza e ai cittadini una maggior scelta libera e consapevole centrata sulla qualità e la sicurezza dei servizi forniti sia in termini professionali che organizzativi e quindi un sistema più equo e trasparente. Va da sé che per superare le difficoltà e gli ostacoli legati allo scenario sociopolitico e alle resistenze culturali occorre ascoltare e coinvolgere attivamente i vari stakeholders e soprattutto trovare modalità incentivanti che premino il raggiungimento degli obiettivi.

Ci auguriamo che questa era “Covid” possa essere l’occasione giusta per abbandonare la filosofia dell’autoreferenzialità e del pensiero unico e la sola politica dei tagli finalizzata al risparmio aziendale regionale e nazionale, ma possa essere motivo generatore di un vero cambiamento fondato sui principi dell’investimento fattivo delle risorse, del miglioramento continuo del potenziamento e della valorizzazione dei servizi e basato sulle spinte motivazionali e creative di una professione in continua positiva evoluzione.


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