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Per rilanciare l’occupazione serve ripensare il mercato del lavoro

occupazione

I dati sull’occupazione del mese di giugno non sono per nulla positivi, soprattutto tra le donne con contratto a tempo indeterminato (-90mila). Rispetto a giugno 2019 sono stati registrati 752mila occupati in meno e 899mila inattivi in età di lavoro in più.

Questi dati risentono delle misure di lockdown, blocco dei licenziamenti e massiccio ricorso alle casse integrazioni, che hanno determinato una paralisi sostanziale del mercato del lavoro. Tuttavia, il dato negativo è da ricondurre alle mancate assunzioni di nuovi lavoratori, in particolare con rapporti a termine e stagionali, e alla mancata apertura di nuove partite Iva per i lavoratori autonomi. Pertanto, questi dati stanno creando un trend consolidato, che continuerà finché le imprese si saranno adattate alle nuove condizioni di mercato.

I provvedimenti transitori

Il governo sta cercando di affrontare l’emergenza occupazionale con dei proveddimenti transitori per l’anno in corso. Il blocco dei licenziamenti e la proroga della cassa integrazione vanno in questa direzione. Dovrebbe essere disincentivata selettivamente la Cig, prevedendo un contributo a carico delle imprese che non abbiano subito una significativa perdita del fatturato. Inoltre, si dovrebbero erogare sgravi contributivi sugli occupati in attività per le aziende che decidono di non utilizzare le Cig.

In parallelo dovrebbero essere sgravate dai contributi previdenziali tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato, seppur per un periodo circoscritto. Si sta parlando anche di un ulteriore sospensione dell’obbligo di esplicitare le causali per le nuove assunzioni con contratti a termine, come previsto dal Decreto Dignità.

La riforma strutturale

Un altro obiettivo del governo è riforma strutturale degli ammortizzatori rivolta a rimediare la frammentazione delle modalità di accesso ai sostegni al reddito. In questo modo si potrebbero superare le difficoltà degli ultimi anni e efficientare veramente le politiche attive del lavoro.

L’analisi

Per uscire dalla crisi le organizzazioni produttive dovranno adeguarsi al nuovo mercato, milioni di posti di lavoro dovranno essere riconvertiti. Sarà di primaria importanza aiutare la crescita di nuove imprese e nuove opportunità di lavoro.

I sostegni al reddito saranno da garantire, ma evitando di sussidiare posti di lavoro inesistenti. Le risorse messe in campo dovranno essere investite nella formazione. Serve accrescere l’occupabilità dei lavoratori e le probabilità di accesso al mercato del lavoro per coloro che ne sono esclusi.

La domanda di assistenzialismo non diminuirà nei prossimi mesi. Il governo dovrà scegliere se continuare con i provvedimenti spot o se cambiare paradigma e rilanciare l’occupazione. (Tratto dall’editoriale di Natale Forlani su IlSussidiario.net)

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