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Il punto sulla scuola

Resistere, resistere, resistere, la scuola che non cambia

scuola

Se ormai è assodato che riaprire le scuole si può e si deve, bisogna decidere in che modo. Le linee guida ci sono, sì. Anche per i bambini da zero a sei anni. Ma, ad un mese dalla riapertura annunciata, il caos regna ancora sovrano. Ma, più di tutto, pare che le priorità del ministero per la scuola del futuro siano decisamente lontane da quelle che sono necessarie per un vero cambiamento.

nuove classi

Nell’ultima puntata di In onda su La7, in cui si discuteva della questione banchi, la ministra ha detto che i genitori non gradirebbero lo smembramento delle classi. Le possibilità sono due: o si trovano spazi alternativi che permettano contemporaneamente di mantenere le distanze e ospitare tutto il gruppo classe, oppure il gruppo va diviso in due. È giusto che i genitori chiedano certezze sulla riapertura ed è giusto che le abbiano. Ma devono anche prendere atto che le classi che siamo stati abituati a vedere non potranno più esserci. Il distanziamento sociale è la prima regola che si chiede di rispettare per limitare il contagio. Ovunque. Anche a scuola. Dividere una classe a metà però non è sufficiente. Se ci limitiamo a replicare il modello delle classi, ormai vecchio di 150 anni, ma in dimensioni ridotte, stiamo resistendo. Se invece uniamo questo cambiamento ad una nuova visione della scuola, allora saremo stati resilienti e avremo trasformato l’avversità in un’opportunità.

edilizia scolastica

Non ci stancheremo mai di ripetere che la scuola va organizzata in modo diverso. E che per riformare la scuola è necessario avere una visione lungimirante. E che non basta assumere in maniera indiscriminata e comprare banchi moderni sperperando le risorse.
Bisogna essere consapevoli che, con il ritardo accumulato dal ministero, non sarà possibile intervenire sull’edilizia scolastica in maniera strutturale. Ai dirigenti scolastici e agli insegnanti toccherà essere creativi e flessibili per far fronte alle necessità della scuola post covid. Ancora di più sarà necessario pensare di fare scuola fuori dalla scuola. Con un ritardo di circa quattro mesi, la ministra si è accorta che esistono i territori. E che le occasioni formative per i ragazzi si trovano anche fuori dagli edifici scolastici, nella vita reale.

ancora la dad

Infine, non dobbiamo dimenticare che la DAD non è scomparsa. Anzi, accompagnerà la vita scolastica dei nostri ragazzi. In particolare di quelli delle superiori. Nelle quali, a discrezione dei dirigenti, la didattica on line si applicherà già da settembre, organizzando una turnazione tra presenza e distanza. E riguarderà tutti in caso di nuovo lockdown. È previsto infatti un monte ore minimo di lezioni online che cresce in maniera direttamente proporzionale al crescere dell’età dei ragazzi. Si va dalle 10 ore delle prime classi della scuola primaria, alle 15 delle altre classi e delle medie, per finire alle 20 delle scuole superiori. Il problema non sta nella didattica digitale. Che se ben organizzata può essere una risorsa. Ma nel fatto che si finisce per fare a distanza quello che si fa in presenza. Pensando di riprodurre gli stessi schemi e le stesse dinamiche, che andrebbero rivisti anche in presenza.

Davanti alla marea di cambiamenti che travolgerà la scuola a settembre i nostri ragazzi non avranno una guida. Ora più che mai si sente l’esigenza di un docente tutor, di una guida che accompagni i ragazzi durante questi mesi e, sarebbe auspicabile, per tutto il percorso scolastico. Per evitare che si ritrovino a fare da soli ciò che la scuola non potrà fare. O che siano i genitori a sobbarcarsi oneri che non spettano a loro. Non si può più chiedere ai genitori di mettere da parte il lavoro per sopperire alle mancanze di un sistema scolastico che non funziona. Non fa bene a loro, ai ragazzi e all’economia del Paese. È un prezzo troppo alto.
Finché non supereremo le resistenze conservative del sistema, nelle strutture ministeriali, nella burocrazia pubblica, nei sindacati, non riusciremo a creare una nuova scuola, una scuola più moderna.

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Isabella Lorusso

Isabella Lorusso

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