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Digitalizzazione, l’indice DESI condanna l’Italia

Cos’è l’indice desi

Il Digital Economy and Society Index (DESI) misura, sulla base di dati Eurostat, nonché di studi specializzati e metodi di raccolta, i progressi compiuti dagli Stati membri dell’UE nel loro percorso verso un’economia e una società digitali.

Per quantificare l’indice si usano cinque parametri, a cui corrispondono cinque macroaree. La connettività e le competenze digitali pesano entrambe per il 25% dell’indice. La capacità di usare Internet da parte dei singoli e i servizi pubblici digitali, invece, valgono ambedue il 15% del totale. Infine, l’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese vale il 20%.

Il rapporto del 2020

Quest’anno tutti gli Stati membri hanno registrato dei progressi relativamente a tutti i parametri. La Commissione, tuttavia, non è pienamente soddisfatta. Infatti, ha ribadito la necessità di “intensificare gli sforzi volti a migliorare la copertura delle reti ad altissima capacità. Assegnare lo spettro 5G per consentire il lancio commerciale dei servizi 5G, migliorare le competenze digitali dei cittadini e digitalizzare ulteriormente le imprese e il settore pubblico”.

La connettività è stata potenziata rispetto al passato, ma occorre fare di più per rispondere a esigenze in rapida crescita. Nel 2019 il 78 % delle famiglie aveva un abbonamento per servizi a banda larga fissa, l’8% in più di 5 anni fa. Quasi tutta la popolazione europea è servita dalle reti 4G, ma solo 17 Paesi membri hanno già assegnato lo spettro all’interno delle bande 5G.

Sono necessari ulteriori miglioramenti nel campo delle competenze digitali, soprattutto alla luce delle criticità emerse con la crisi Covid-19. Il 42% della popolazione dell’UE non possiede quelle di base. Inoltre, è notevole evidenziare che lavoratori specialisti delle TIC sono cresciuti di 1,6 milioni di unità.

L’uso di Internet è in costante crescita: l’85 % delle persone lo utilizza almeno una volta alla settimana, il 10% in più del 2014. L’uso delle videochiamate è l’attività che ha subito un incrememento maggiore, passando dal 49 % al 60 % nel 2019. Anche le operazioni bancarie e gli acquisti via Internet sono più diffusi: 71 % degli utenti di Internet li effettua, il 5% in più del 2014.

Le imprese sono sempre più digitalizzate, soprattutto quelle di grandi dimensioni. Il 38,5 % fa affidamento su servizi cloud avanzati e il 32,7 % ha riferito di utilizzare l’analisi dei Big Data. Purtroppo invece, la maggioranza delle PMI ancora non si avvale di tali tecnologie. Solo il 17 % utilizza servizi cloud e il 12 % l’analisi dei Big Data. Solo il 17,5 % delle PMI ha venduto prodotti o servizi online nel 2019, con un lieve aumento dell’1,4% rispetto al 2016. Nel 2019, invece, il 39 % delle imprese di grandi dimensioni si è avvalso delle vendite online.

È stata infine osservata una crescente tendenza all’uso dei servizi pubblici digitali nei settori dell’amministrazione online e della sanità elettronica. I governi e le imprese in questo modo sono in grado di aumentare la propria efficienza e i risparmi, oltre che migliorare la trasparenza e rafforzare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Il 67 % degli utenti di Internet che nel 2019 hanno trasmesso moduli alla pubblica amministrazione utilizza ora i canali online, il 10% più del 2014.

I migliori risultati

Finlandia, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi sono risultati in cima a classifica per quanto riguarda le prestazioni digitali globali all’interno dell’UE. Negli ultimi cinque anni i progressi più significativi sono stati realizzati dall’Irlanda, in sesta posizione, seguita da Paesi Bassi, Malta, classificata quinta, e Spagna, undicesima.

Il grafico riassuntivo della Commissione Europea
Il (pessimo) risultato dell’Italia

L’Italia si è classificata al 25esimo posto, peggiorando di due posizioni il già poco brillante risultato del 2019. Solo Romania, Grecia e Bulgaria hanno fatto peggio.

In totale, il nostro Paese ha ottenuto una valutazione complessiva di 43,65, circa dieci punti sotto la media europea di 52,62. La Finlandia, che ha conseguito il risultato migliore, ha raggiunto quota 72,31. Decisamente lontano da noi.

Per quanto concerne la connettività, l’Italia si piazza 17sima perdendo ben 5 posizioni, nonostante il buon livello di implementazione del 5G. L’integrazione delle tecnlogie da parte delle imprese non è ottimale, motivo per cui siamo al 22esimo posto. Nell’utilizzo di Internet va anche peggio: siamo al 26simo. Meno negativa la performance dei servizi pubblici digitali, che si classificano al 19simo posto in Europa. Il parametro su cui abbiamo registrato il risultato più negativo è quello delle competenze digitali: siamo i peggiori tra i 27 Paesi in esame.

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Leonardo Accardi

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