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Lo sviluppo del Mezzogiorno

Le proposte di D’Amato per la ripartenza del Mezzogiorno

“Decontribuzione del costo del lavoro e riduzione dell’imposizione fiscale sul reddito di impresa devono rappresentare una condizione di differenziale competitivo per il Mezzogiorno oggi, ma devono diventare uno standard per il Paese domani”. In un’intervista rilasciata a Il Mattino l’ex Presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, analizza gli scenari socio-economici del Mezzogiorno nella fase post Covid. Un aspetto decisivo sarà rappresentato dal corretto utilizzo degli aiuti europei. Le regioni del Sud devono cogliere questa occasione per ridurre il divario in termini di competitività, occupazione, e di crescita economica, con il resto del Paese.

L’introduzione della fiscalità di vantaggio per le aziende che operano al Sud è “il primo importante tassello di un Piano più complessivo che deve puntare al rilancio degli investimenti e della competitività del Mezzogiorno”, spiega D’Amato. Per ricostruire l’Italia e riequilibrare il rapporto tra debito pubblico e Pil bisogna riavviare la capacità di crescita del Sud. Basta dare uno sguardo ai dati sull’occupazione. “Al Sud il tasso non supera il 43% contro il 68-70% del Settentrione e una media nazionale del 58%”. Queste statistiche, pre Covid, testimoniano quanto il Mezzogiorno abbia “un enorme potenziale di sviluppo” da sfruttare “non solo per garantire l’equilibrio sociale, ma anche la sostenibilità dei conti del Paese”.

Non essere in grado di attrarre investimenti genera un altro grande tema: la delocalizzazione delle imprese. “Il Mezzogiorno, fino agli anni Novanta, era un’importante destinazione per gli investimenti nazionali e internazionali”. Salvo significative eccezioni, oggi “molte realtà produttive sono state spostate in Paesi dell’Est Europa” dove godono “di importanti incentivi per investimenti, e di condizioni di competitività sul piano del costo del lavoro, delle politiche fiscali sul reddito d’impresa e anche sulle stesse condizioni di insediamento industriale”.

La terza sfida, aggiunge l’ex presidente di Confindustria, è quella di allineare gli incentivi alle best pratices. “Diventare attrattivi sapendo che nel mondo tutti fanno la stessa cosa. I nostri tempi invece sono due, tre volte superiori per l’approvazione dei Contratti di sviluppo”. Ma oltre alle proposte di rilancio del Mezzogiorno, D’Amato lancia un campanello d’allarme: questa volta non si può sbagliare. “Io rivendico una politica nazionale – sottolinea – che ricostruisca l’Italia partendo dal Sud, ma sono preoccupato dai troppi esempi di scarsa efficienza e di inadeguato governo del territorio fatto dalle regioni meridionali e non solo”. Esempi di malgoverno esistono anche al nord, ma è inaccettabile che in alcune regioni, affamate di investimenti e sviluppo, si “continuino a sprecare i fondi strutturali non sapendoli né programmare né investire”. (Tratto da Il Mattino)

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