NEWS E approfondimenti

Forlani spiega le controindicazioni della decontribuzione al Sud

operai nei cantieri del mezzogiorno

Natale Forlani, già Segretario confederale della Cisl, e firmatario di Ricostruire, commenta le misure proposte dal governo in fatto di decontribuzione del costo del lavoro per le imprese del Mezzogiorno, sgravio del 30%. Si tratta della novità più importante contenuta nel decreto recentemente approvato dall’esecutivo – spiega – anche se, per il momento, è un provvedimento sub iudice perché introdotto nella finestra della sospensione delle norme europee sugli aiuti di Stato, in scadenza a fine anno. Questo tipo di agevolazioni, volte ad avvantaggiare le imprese operanti in aree economicamente svantaggiate interne ai singoli Stati, ordinariamente vengono considerate dalle istituzioni Ue come una violazione delle regole della libera concorrenza.

Fatti i conti, l’ipotesi prospettata della riduzione del 30% degli oneri sociali sino al 2025, e di un successivo graduale decalage degli sgravi fino all’azzeramento alla fine del decennio in corso, potrebbe comportare un onere superiore ai 40 miliardi di euro. Secondo le stime del Governo, l’incremento degli investimenti infrastrutturali e quello relativo all’effetto attrazione di nuovi investimenti privati, e di emersione di una quota del lavoro sommerso generato dagli sgravi contributivi, dovrebbe consentire al Mezzogiorno di ridurre il gap con il centro nord. Dunque l’obiettivo di fondo di questo provvedimento è condivisibile. È altrettanto evidente che negli ultimi 30 anni interventi di questo genere hanno prodotto risultati effettivi riferibili solo all’arco temporale degli incentivi. Senza incidere sulle dinamiche di medio lungo periodo degli investimenti, della produttività e dell’occupazione.

Le ragioni sono diverse, ma la principale riguarda la scarsa efficacia degli interventi proposti per rimediare a singole criticità. In particolare quella di ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto senza incidere sulle condizioni ambientali sfavorevoli che penalizzano molte aree del Mezzogiorno: burocrazia, deficit infrastrutturale, diffusione di pratiche illegali e di lavoro sommerso. Ora il confronto con le autorità dell’Ue non si preannuncia semplice. Anche venisse prorogata la sospensione delle regole sugli aiuti di Stato, difficilmente verrà autorizzato l’impegno delle risorse del Recovery fund per interventi di questo tipo, e per il decennio ipotizzato dal nostro Governo.

Una riflessione particolare andrebbe poi dedicata alle politiche del lavoro. Gli sgravi contributivi, finalizzati ad attrarre gli investimenti, sono l’implicito riconoscimento che la flessibilità dei salari e dei costi del lavoro sono una condizione necessaria per alzare i tassi di crescita dell’economia e dell’occupazione. Oggi per invertire la rotta servono idee nuove e risorse congrue. Ma se non ci sarà convergenza tra i diversi attori, istituzionali, finanziari e sociali, sarà molto difficile modificare le condizioni di sottosviluppo che caratterizzano buona parte delle economie territoriali del Mezzogiorno. (Tratto da Ilsussidiario.net)

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Redazione

Redazione

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Cerca nel sito
Categorie
YOUTUBE
Articoli recenti
TAGS

Invia la tua proposta

RICOSTRUIRE

Il piano strategico di professionisti, imprenditori e accademici per superare l’emergenza e rilanciare l’economia italiana.

Articoli recenti