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Le parole di Giovanni Tria

Riforma fiscale e bonus alle imprese, le proposte di Tria

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Giovanni Tria, economista firmatario di Ricostruire, ha spiegato su Il Sole 24 Ore i vantaggi del modello tedesco in vista della possibilità di una riforma fiscale.

Di cosa si tratta

Il modello tedesco prevede che il numero delle aliquote aumenti fino a raggiungere una curva continua delle aliquote di tassazione. Si abbandonerebbero quindi gli scaglioni, arrivando a definire un’aliquota diversa per ogni livello di reddito.

I vantaggi

Un sistema così configurato è sinonimo di trasparenza perché permette a ogni contribuente di sapere quale percentuale del suo reddito versare allo Stato. In più sarebbe un sistema politicamente efficiente. Perché con una curva continua esplicita sarebbe facile modificare la progressività dell’imposizione fiscale dei soggetti Irpef. Se il governo volesse andare verso una flat-tax, potrebbe decidere di appiattire la curva o di allungarne il tratto piano a seconda della situazione attuale in base alle disponibilità di bilancio del momento.
In sostanza questo sistema sarebbe abbastanza trasparente e flessibile da permettere a ogni governo eletto di rispettare i propri programmi con responsabilità di fronte ai propri contribuenti.
Inoltre, sarebbe possibile un accordo tra maggioranza e opposizione sulla riforma del sistema.

Sussidi alle imprese

In una lunga intervista al quotidiano La Verità Tria è intervenuto anche sulla questione sussidi alle imprese. Molte imprese sono a rischio perché durante il lockdown hanno subito un consistente calo dei ricavi senza aver ricevuto i sussidi adeguati a far fronte alla situazione. Invece le risorse sono state disperse in mille rivoli. Sin dall’inizio, infatti, si sarebbero dovute compensare solo le imprese che hanno davvero ridotto la loro attività a causa della pandemia, e non anche quelle che non sono state danneggiate.

Occorre essere selettivi negli aiuti e concedere solo alle imprese in difficoltà i fondi per pagare le tasse, gli stipendi e i contributi e per sostenersi. Queste scelte hanno portato nel DL Agosto a confermare il modus operandi degli scorsi mesi. Per esempio, la proroga della cassa integrazione diventa inevitabile nel momento in cui le imprese sono paralizzate. Se c’è il blocco dei licenziamenti e le aziende non riescono a pagare i lavoratori, l’unica strada percorribile è la cassa integrazione pagata dallo Stato. Quando si prende una decisione è difficile cambiarla in corso d’opera.

Soluzioni per il Mezzogiorno

Il governo continua a rimandare la resa dei conti, proponendo bonus di ogni genere. Ma la politica dei bonus non definisce una prospettiva o una politica economica. Lo stesso discorso vale per le politiche di defiscalizzazione nel Mezzogiorno. Una fiscalità di vantaggio limitata a pochi mesi non porta cambiamenti strutturali. È una prospettiva di emergenza ma non di sviluppo a lungo termine. Affinché il Mezzogiorno possa ripartire servono infrastrutture per le imprese e per le famiglie. Servono servizi integrati che permettano a tutti di vivere bene.

Fondi europei

Un’altra questione spinosa sono i fondi europei. Le risorse in arrivo sono ingenti, ma l’Italia deve fare la sua parte spendendoli in maniera coscienziosa. In primis sostituendo la visione emergenziale con la lungimiranza. E poi concentrandosi sugli investimenti in infrastrutture, scuole, università, ospedali e digitale. Perché le infrastrutture creano lavoro ma incidono sull’attività economica.

PA competente ed efficiente

Per rendere agili questi processi bisogna intervenire sulle strutture dell’amministrazione pubblica. Molti uffici non hanno il personale competente in grado di dare risposte immediate ed efficienti. Bisognerebbe investire su chi ha le competenze per disegnare e realizzare concretamente i progetti di riforma. La tendenza della politica italiana è invece quella di accentrare e gestire questi processi. Quando invece dovrebbe coordinarli. Una tendenza che ha contagiato anche il premier Conte.

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