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Draghi, il futuro dei giovani e quella critica tra le righe al Governo

mario draghi

Al Meeting di Rimini organizzato da Comunione e Liberazione ha parlato Mario Draghi. L’ex Presidente della BCE, il cui intervento era molto atteso, ha fatto delle proposte per affrontare la pandemia, concentrandosi soprattutto sulla politica economica e sulla tutela delle generazioni più giovani.

Una politica economica credibile

Draghi ha ricordato che la pandemia ha messo in crisi tutta la società, non solo l’economia. In quest’ambito l’Unione Europea può svolgere un ruolo da protagonista, ma per fare un passo in avanti nel processo di integrazione europea servirà responsabilità, ovvero ciò che dà “legittimità alla solidarietà“. Per questo sarà fondamentale la “credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale”.

L’importanza del debito buono

Draghi ha rincarato poi la dose, asserendo che “dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia”. Sicuramente i governi dovranno fare debito, ma, per evitare disastri finanziari, sarà fondamentale allocare oculatamente le risorse. L’economista, giustappunto, specifica una distinzione tra debito buono e debito cattivo. Se verranno fatti investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca e nella formazione, ovvero per fini produttivi, il debito sarà sostenibile. Viceversa, non ci possiamo permettere una politica economica incardinata su provvedimenti improduttivi.

Draghi ha aggiunto, inoltre, che una vera ripresa dei consumi e degli investimenti, si otterrà solo con politiche economiche sostenibili nel tempo ed efficaci nell’assicurare il sostegno a famiglie e imprese.

I giovani da difendere, coi fatti non a parole

L’ex Presidente della BCE ha parlato molto anche dei giovani: è su di loro che verrà scaricata l’enorme mole di debito prodotta in questi mesi. Anche per questo motivo i fondi europei dovranno essere utilizzati per l’istruzione e la formazione, soprattutto digitale. Come sappiamo, infatti, in Italia i giovani tra 16 e 24 anni non ricevono una formazione adeguata e, di conseguenza, risultano tra i peggiori in termini di competenze digitali.

Non sono più accettabili politiche che considerano solo gli effetti di breve periodo, che pregiudicherebbero ulteriormente la posizione delle generazioni più giovani. “Privare un giovane del futuro – afferma Draghi – è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.

Tra le righe la critica al governo

Leggendo le dichiarazioni di Draghi in chiave critica, si può facilmente intravedere un monito severo all’esecutivo di Conte.

Durante la trattativa per il Recovery Fund, ad esempio, il governo ha creato incertezza e ha dimostrato pochissima responsabilità. Sembrava che volesse limitarsi a ottenere più fondi possibile per elargire bonus. L’esatto contrario di ciò che ha sostenuto Draghi al Meeting di Rimini.

Nei fatti, quali sono le riforme strutturali proposte dal governo che dovrebbero far fruttare il debito buono di cui ha parlato Draghi? I 100 miliardi di debito accumulati finora sono stati destinati per lo più in spesa corrente. Il PNR (Piano Nazionale di Riforme) da consegnare alla Commissione ancora latita. Al massimo sono stati formulati una serie di interventi spot, poco sostenibili nel lungo periodo e scarsamente efficaci, alternati a delle improbabili nazionalizzazioni. Come ha spiegato Tito Boeri, inoltre, alcune misure adottate dal governo, come il blocco dei licenziamenti, risultano addirittura dannose per il tessuto imprenditoriale.

Dal punto di vista dei giovani la situazione non è più rassicurante. La scuola sembra essere l’ultima priorità del governo, che si è concentrato più sui banchi con le rotelle che nell’elaborare una strategia per garantire il diritto all’istruzione. Assumere precari e studenti non laureati nella scuola non vuol dire essere dalla parte dei giovani. E ancora, sono completamente assenti nel dibattito politico la formazione e la riqualificazione professionale. I prepensionamenti approvati l’anno scorso e parte del “nuovo modello di sviluppo” di Landini non aiutano affatto i giovani. Ancora una volta i moniti di Draghi sembrano essere rivolti al governo italiano.

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Leonardo Accardi

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