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Sure con politiche attive e via libera al Mes, questo serve all’Italia

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Il governo italiano ha fatto richiesta per attivare la linea di credito del Sure (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) per ottenere 28,5 miliardi di euro. La Commissione Europea, invece, ha proposto di assegnare all’Italia 27,4 miliardi di euro, che sarebbe comunque la quota più alta.

L’obiettivo principale dichiarato sin da subito è quello di dare respiro ai settori più colpiti dalla pandemia, come il turismo. Complessivamente, sono stati stanziati 81,4 miliardi.

Cos’è

Molti hanno descritto il Sure come una cassa integrazione europea, ma non è proprio così. In Italia, la Cig è finanziata dalla fiscalità generale, è considerata una spesa diretta dello Stato erogata attraverso l’INPS e copre circa l’80% dello stipendio del lavoratore. Rientra negli strumenti di sostegno al reddito da utilizzare nelle situazioni di crisi. Tanto è vero che nel decreto Cura Italia il governo ha stanziato 4 miliardi per la Cig straordinaria.

Il Sure, invece, funziona come tutti i fondi europei. Quindici Paesi hanno richiesto ufficialmente di poter beneficiarvi e hanno contribuito a finanziarlo con circa il 2% del proprio PIL.

A cosa serve

Con i fondi di questo programma, di cui usufruiranno perlopiù Italia e Spagna, oltre alla cassa integrazione si potrebbero anche finanziare la riqualificazione professionale e le politiche attive del lavoro.

Roberto Gualtieri, ministro dell’economia e delle finanze, ha spiegato che i 27,4 miliardi verranno utilizzati per la cassa integrazione per i lavoratori dipendenti e le indennità per i lavoratori autonomi di vario tipo (collaboratori sportivi, lavoratori domestici e intermittenti). Inoltre, verranno garantiti i finanziamenti a fondo perduto per autonomi e imprese individuali. Il Sure finanzierà anche i congedi parentali, i voucher baby sitter e gli aiuti ai lavoratori disabili. Infine, servirà per il credito di imposta sanificazione a quello “Adeguamento Covid”.

Ancora una volta sembra che il governo cerchi di mettere in campo un numero molto elevato di misure di breve respiro, che non vanno incidere strutturalmente sul mercato del lavoro.

Eppure i dati allarmanti non mancano. Gli ultimi dati sull’impatto nullo dei navigator è stato l’ennesima dimostrazione del fallimento del reddito di cittadinanza. L’indagine Eurostat sulle competenze digitali dei giovani ha messo in luce delle lacune formative su cui sarebbe auspicabile intervenire. La bassa occupazione femminile incide negativamente dal punto di vista demografico, come dimostrato dalle demografe Beaujouan e Berghammer nel loro ultimo studio sul fertility gap. Questi sono solo esempi di specie, ma, in un’ottica di lungo periodo, è evidente la necessità di intervenire sulla formazione e sulle politiche attive del lavoro.

Il confronto con il Mes

Il Sure ha le medesime caratteristiche del Mes pandemico. Infatti si tratta di un prestito, il cui tasso di interesse è prossimo allo zero. Concretamente, significa che se l’Italia avesse provato a reperire le stesse risorse sul mercato il tasso di interesse sarebbe stato più alto. Si stima infatti un risparmio di circa 5,5 miliardi di euro.

Inoltre, la spesa è vincolata a misure che combattano la disoccupazione esattamente come quella del Mes sarebbe vincolata all’emergenza sanitaria.

Se il governo ha deciso di usufruire dei fondi del Sure, rimane un mistero perché si ostini a non voler attivare la linea di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità. Soprattutto vista la ripresa dei contagi.

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Leonardo Accardi

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